l'audio
«Qui ci sono dei quadri del museo, credo che qualcuno li abbia rubati...». La telefonata della donna che ha fatto scattare l'allarme
La Questura di Messina ha reso noto un frame della chiamata di una cittadina messinese al 112 per segnalare la presenza dei dipinti sul muretto di recinzione del museo
«Sono all'Annunziata bassa, ci sono dei quadri del museo appoggiati. Come se qualcuno li avesse rubati...». La telefonata al numero unico di emergenza del 112 è delle 21.02, quindici minuti dopo che le telecamere della videosorveglianza interne del museo regionale Accascina avevano immortalato il furto delle opere di Antonello da Messina. A diffondere l'audio della telefonata è stata la Questura di Messina.
La voce è quella del marito di Elisabetta Bonfato, la donna che si è accorta per prima di quanto stava accadendo, mnetre i quattro custodi non avrebbero percepito nulla e avrebbero pure spento l'allarme. L'insegnante ha scattato una foto dei quadri mentre il marito ha chiamato il 112. Una telefonata che ha fatto scattare l'allarme delle forze di polizia.
«Sono dei quadri grandi del museo, valgono un sacco di soldi. Secondo me qualcuno li ha rubati e lasciati lì e non è riuscito a prenderli», sono le parole dell'uomo all'agente delle forze dell'ordine. La donna le aveva subito riconosciute: «Le ho viste benissimo, le ho riconosciute all’istante, erano le tavole di Antonello», ha detto la docente. Da quel momento, da quella prima telefonata, è scattato poi tutto il sistema di sicurezza per quello che è stato definito il colpo del secolo. Ancora senza soluzione.
A distanza di tre giorni, la donna che ha trovato le tavole racconta: «Le opere di Antonello da Messina le ho riconosciute all'istante, perché faccio l'insegnante e avevo visitato il Museo più volte. Anche mia figlia, che è una studentessa, ha confermato che le sembravano le opere di Antonello da Messina. Così abbiamo chiamato subito le forze dell'ordine».
Elisabetta Bonfato ammette che «eravamo spaventate perché ci siamo rese conto subito dell'importanza delle opere vicino alle quali ci trovavamo, sia per il loro valore artistico che culturale. Eravamo allibite perché abbiamo capito si poteva trattare di un furto e avevamo compreso di essere state le prime a trovarle. Inoltre era buio e non c'era nessuno in giro. Eravamo sempre più increduli che nessuno dal museo aveva avvertito prima di noi le forze dell'ordine. All'interno dell'Accascina non si vedeva nessuno. I poliziotti che sono arrivati subito non sono riusciti a contattare nessuno del museo. Poi, dopo circa venti minuti, è arrivato un custode che è venuto da noi mentre un altro è rimasto dietro la palizzata metallica».
