il caso
Prima solo i grandi artisti ora le star di Onlyfans e dei contenuti per adulti: così negli Usa sono cambiati i visti per la «straordinaria abilità nelle arti»
Dai palcoscenici alle piattaforme erotiche: come creator dell'eros e influencer stanno conquistando i visti O-1B, tra redditi stellari e critiche sul valore del merito
Yanet Garcia, star di Onlyfans
Il visto statunitense per «abilità straordinarie» sta scivolando dai tradizionali protagonisti di musica e cinema alle star dell’erotismo online e agli influencer. Lo ha rivelato una inchiesta del New York Post.
Un numero crescente di O-1B, la categoria di visti nata per attrarre negli Stati Uniti artisti di alto profilo, viene oggi concesso a creatori di contenuti di OnlyFans e a volti di spicco dei social, spesso arrivati nel Paese con poco più degli abiti che indossavano.
Secondo autorevoli studi legali d’immigrazione, negli ultimi anni oltre metà dei richiedenti O-1B rientra tra performer della piattaforma pornografica e influencer digitali. L’avvocato di Miami Joe Bovino citato dal NYPost ad esempio stima che circa il 65% della sua clientela interessata a questo permesso sia composto da creator online.
Tra i nomi più noti figurano immigrati che ormai vivono e lavorano stabilmente negli Stati Uniti: la messicana Yanet Garcia, trasferitasi a New York; la canadese Aishah Sofey, membro della «Bop House» in Florida, la residenza che ospita alcune tra le personalità più redditizie di OnlyFans; e Joyy Mei, nata in Cina ed ex componente della stessa casa di produzione.
OnlyFans, così come Instagram e TikTok, consente a questi profili di accumulare milioni di follower e ricavi elevati grazie a contenuti pornografici espliciti, abbonamenti e partnership commerciali. Proprio redditi, notorietà e tassi di engagement diventano la base per dimostrare «successo» e «riconoscimento» nel settore, elementi centrali nella valutazione delle pratiche.
«Se riesci a guadagnare soldi lì, all’improvviso diventa una base per una potenziale richiesta di visto», osserva Bovino. L’O-1B è considerato tra i titoli di soggiorno più selettivi.
Le sue origini risalgono ai primi anni Settanta, quando il caso di John Lennon, minacciato di espulsione, spinse il Congresso a ipotizzare uno strumento per trattenere nel Paese i talenti artistici internazionali. Il programma fu formalizzato nel 1990 e si rivolge a persone con «straordinaria abilità nelle arti» o risultati eccezionali nel cinema e nella televisione.
Tra i requisiti figurano ruoli di rilievo, fama nazionale, riconoscimenti critici o commerciali e compensi di livello. Se inizialmente il perimetro era chiaro — attori, musicisti, pittori, registi — nel tempo la nozione di «artista» si è ampliata fino a includere le star del web. Gli influencer hanno imparato a sfruttare cachet, contratti con i brand e numeri da capogiro sui social per rientrare nei criteri previsti.
Michael Wilde, avvocato newyorkese specializzato in O-1B e figlio di uno dei legali che seguirono Lennon, afferma che dal 2020 in poi «i re e le regine dello scroll» hanno iniziato a dominare il segmento.
Dal 2017 il Dipartimento di Stato ha rilasciato in totale 125.351 visti O-1, sia nella variante O-1A (scienza, istruzione, affari, sport) sia nella O-1B per le arti. I numeri sono cresciuti sensibilmente dal 2000, con un balzo di quasi il 50% tra il 2014 e il 2024.
Non esistono dati ufficiali su quanti beneficiari siano influencer o creator di OnlyFans, ma gli avvocati riferiscono un flusso costante di clienti da Paesi come Cina, Russia e Canada. Dopo il boom del 2020-2022, le richieste da parte di modelle e modelli di OnlyFans sarebbero in lieve flessione per saturazione del mercato, pur continuando a incidere in maniera significativa.
Questo spostamento, però, suscita critiche e timori tra gli addetti ai lavori. Alcuni sostengono che la relativa facilità con cui certi creator ottengono l’approvazione stia «annacquando» lo spirito originario del programma, pensato per un’élite di artisti che difficilmente troverebbe altri canali per entrare negli Stati Uniti. «Ci sono situazioni in cui persone che non avrebbero mai dovuto ottenere l’approvazione ottengono il visto O-1», avverte l’avvocata d’immigrazione Protima Daryanani.
C’è poi il nodo dei criteri di valutazione. L’idea che le «capacità straordinarie» possano essere misurate in clic, follower e incassi allarma chi teme una deriva puramente algoritmica. «Agli ufficiali vengono consegnate petizioni il cui valore è definito quasi interamente tramite parametri basati su algoritmi», osserva l’avvocato newyorkese Shervin Abachi. «Una volta che questo diventa normale, il sistema si muove verso il trattamento del merito artistico come un tabellone segnapunti».