politica
Scontro a Palazzo Cavarretta sulla "settima commissione": Tranchida accusa Miceli di interferenze e oneri per il comune
Audizione sugli albi del terzo settore, il sindaco scrive al segretario e al presidente del Consiglio comunale
A Palazzo Cavarretta è scoppiato il "caso" settima commissione. Presieduta dal leader dell'opposizione, Maurizio Miceli (FdI). Una commissione mai esistita prima, istituita dopo il voto del 2023. Approvata dall'aula con il compito di vigilare sul rispetto dello Statuto e del regolamento - nome esatto "Controllo e Garanzia" - ma che si è trasformata in altro, «in vigilanza costante sugli atti del Comune» ha detto spesso Miceli, rivendicando piena legalità nell'agire, ma, sostiene il sindaco Giacomo Tranchida, «con riverbero di spese ai danni del bilancio (le partecipazioni alla commissione sono retribuite)». Tranchida non è la prima volta che lo afferma, ed è tornato a dirlo scrivendo una nota inviata ieri al segretario generale del Comune, aggiungendo quello che il primo cittadino definisce essere «l'insidioso tentativo di condizionare procedure amministrative». Insomma avrebbe trasbordato sulle proprie competenze. Tanto che il vertice apicale di Palazzo D'Alì è stato richiamato a intervenire nella qualità di responsabile dell'anticorruzione e della trasparenza amministrativa (Rpct).
Cosa ha fatto saltare dalla sedia il sindaco Tranchida? Il presidente Miceli per il prossimo 6 luglio ha convocato "in audizione" l'assessore Poma, la coordinatrice Ds 50 Cricchio, il dirigente Paesano e il presidente dell'Anfass, Basilio Calabrese, a proposito dell'istituzione dell'albo unico (all'interno del Distretto Sanitario 50) degli enti del terzo settore. L'Anfass ha presentato un ricorso parecchio articolato contro l'avviso pubblico, dal Ds 50 hanno replicato, all'Anfass, sostenendo l'esistenza di una procedura conforme alla norma, riassumendo le norme applicate e pareri Anac, e che l'avviso oggetto del ricorso risale a tre anni addietro e gli accreditamenti sono già consolidati e producono effetti, «senza sviamento di potere o discriminazioni».
Il presidente Miceli vuole sentirli tutti assieme dinanzi alla commissione, ricostruendo l'iter sino alle determinazioni amministrative, per il sindaco si tratta di un palese tentativo di «condizionare una procedura a favore di un soggetto privato al quale è stato rifiutato il richiesto accredito». Tradotto significa interferenza ad attività gestionali, tanto da rappresentare per il sindaco «attività improprie». Il sindaco è netto nello scrivere al segretario Panepinto (nota arrivata anche al presidente del Consiglio comunale Mazzeo): «Verifichi l'attività della commissione» e se rientra «nell'ambito delle competenze e funzioni affidate dal regolamento». Le violazioni restano presunte ovviamente, «ma se risultassero improprie - conclude Tranchida - avrebbero conseguenze anche onerose per il Comune».