×

l'intervista

Parco dell'Etna, parla il presidente: i pareri da sbloccare, gli interessi privati, le eruzioni fruibili e l'ipotesi biglietto

Massimiliano Giammusso ha trovato una situazione complicata, «ma siamo ripartiti dal punto di vista amministrativo». Il suo punto di vista a 360 gradi su priorità e problemi attorno al vulcano

08 Giugno 2026, 06:16

06:20

Parco dell'Etna, parla il presidente: i pareri da sbloccare, gli interessi privati, le eruzioni fruibili e l'ipotesi biglietto

Senza tecnici, senza funzionari sufficienti, con una mole di pratiche arretrate da far paura e la grana delle dimissioni del Comitato tecnico scientifico prima e del direttore generale Giuseppe Battaglia dopo. Due fronti - il Cts da una parte e il direttore dall'altra - che negli ultimi mesi si erano scontrati sull'uso del comitato, chiamato a esprimere pareri su tutto, ben oltre le sue competenze. Non è stato un inizio facile per il nuovo presidente del parco dell'Etna, Massimiliano Giammusso, sindaco di Gravina ed esponente di Fratelli d'Italia. 

Presidente Giammusso, cominciamo dalla fine. Senza Cts niente pareri, senza pareri rimane tutto bloccato? 
«Ho chiesto al rettore dell'università di Catania di incontrarci, perché i componenti dimissionari erano indicati dall'ateneo, e spero che a breve si possa ripristinare il comitato». 

Nel frattempo, avete trovato un'alternativa?
«Siccome la stragrande maggioranza dei pareri riguarda la paesaggistica o l'aspetto idrogeologico, ho chiesto all'assessorato regionale al Territorio la possibilità che su questi temi si esprimano direttamente Sovrintendenza e Ispettorato foreste che erano rappresentati all'interno del Cts. Ma al momento è solo una proposta, che va eventualmente accolta da chi sarà il nuovo direttore. Mentre per la fruizione del parco e le altre materie ho chiesto che vengano demandati all'organo gerarchicamente superiore al Cts, cioè il Crppn (il Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale). E così sta avvenendo».  

In realtà proprio il Crppn, già chiamato in causa prima delle dimissioni, invitava il parco e la regione a redigere un regolamento chiaro. Ci state pensando?
«Su questo aspetto il dipartimento regionale ha già fatto una prima convocazione dei direttori dei quattro parchi per emanare un regolamento unico con linee guida comuni».

Perché questo problema è nato solo al Parco dell'Etna?
«Perché è mancata un'armonizzazione. Evidentemente negli altri parchi sono stati bravi a trovare una linea di comportamento condivisa tra direttore, uffici che fanno le istruttorie, Cts, sovrintendenza e ispettorato. Questa sintesi da noi non c'è stata, ma ci stiamo provando. Nel frattempo una buona notizia c'è: questa settimana, mi auguro già martedì, dovrebbe essere nominato il nuovo direttore generale». 

Si arriverà mai a un concorso pubblico per ricoprire questo importante ruolo?
«Al momento il direttore è individuato all'interno della pianta organica del dipartimento regionale. Ma di recente si è fatto un passo avanti: sempre su proposta dell'assessorato, nell'ultima finanziaria è stato approvata la norma per l'albo dei direttori generali. A breve verrà pubblicato un bando. Questo significa che in futuro il direttore potrebbe continuare a essere un dirigente della Regione, ma anche una personalità esterna, l'albo ci consente di guardare a competenze più aperte. Ma questo avverrà più avanti». 

Al di là della vicenda Cts, il vero problema è la pianta organica, sempre più povera: 21 dipendenti sui 60 previsti. 
«Su questo, però, siamo ripartiti. È ripresa la valutazione interna degli uffici, ferma al 2022. È importante perché altrimenti non si ha contezza degli obiettivi raggiunti o meno. Faremo progressioni orizzontali per una buona percentuale di personale, significa un adeguamento stipendiale fermo al 2022. E faremo le progressioni verticali, significa avere un funzionario e due istruttori in più tra i 21 dipendenti già presenti. E soprattutto arriveranno nuove forze in organico».

Di quali figure si tratta?
«Sei funzionari grazie alle mobilità bandite nel 2024 e che finalmente stiamo attivando, figure che mancavano da tempo: c'è un ingegnere, un geologo e un botanico tra gli altri. Saranno assunti a tempo indeterminato. Tra le progressioni e le mobilità avremo sette funzionari in più, da 6 a 13 entro la fine di quest'anno. È fondamentale. E l'ultima cosa, già approvata dal consiglio del parco e dal comitato esecutivo, abbiamo inserito la possibilità di prendere un quarto dirigente a tempo determinato per l'unica area funzionale che ne è sprovvista, faremo una procedura. Anche questo entro il 2026 mi auguro».

Quando il commissario Riggio se n'è andato, in una lettera ha descritto un clima avvelenato negli uffici, di mancanza di collaborazione tra dipendenti. Chi ha a che fare col parco, tutto questo lo respira. Che situazione ha trovato?
«Nei miei confronti c'è grande disponibilità, certo ci sono retaggi che vanno superati. Che ci siano inimicizie tra dipendenti a me importa poco, l'importante è che lavorino. E non posso dire di non avere visto lavorare, ma il carico è imponente».

Col potenziamento della pianta organica, da quali emergenze intendete ripartire?
«La prima è quella tecnica. Dobbiamo smaltire l'arretrato delle pratiche, le autorizzazioni ambientali, i permessi di costruzione e le sanatorie sono tanti. Ma c'è anche la manutenzione ordinaria e straordinaria, gli allacci Enel e quelli idrici. Poi ci sono le autorizzazioni per eventi sportivi, culturali».

Come l'Etna Marathon, che per la prima volta in 20 anni è slittata a settembre perché non siete stati in grado di dare le autorizzazioni. 
«Loro hanno ragione a lamentarsi, perché hanno presentato domanda a gennaio, e me ne scuso. Altri, come l'associazione che doveva organizzare il campionato provinciale giovanissimi di montain bike decisamente meno. Ho chiesto spiegazioni agli uffici: la gara era il 31 maggio, hanno mandato i documenti otto giorni prima, il 23 maggio. Il parco dell'Etna non fa caffè e cornetti, rilascia autorizzazioni ambientali. Serve più consapevolezza».

Il 13 giugno si dovrebbe tenere un altro appuntamento atteso, la maratona 0-3mila. Si farà?
«Sì, perché il parere positivo è stato dato dal Crppn in mancanza del Cts, come avevo chiesto. In settimana gli uffici esiteranno il provvedimento autorizzativo». 

Lo scorso inverno i divieti per andare a vedere la spettacolare colata hanno scatenato un putiferio. State lavorando per cambiare qualcosa?
«Sì, partendo dal rinnovo delle convenzioni con guide vulcanologiche, escursionistiche e sportive, il Cai e gli istituti di ricerca scientifica. Quando l'Etna è in attività, serve un piano di lavoro che consenta la fruizione in sicurezza. È una priorità di cui non si occupa il parco, noi però ci siamo fatti parte diligente».

Come?
«Lo scorso inverno il dato positivo è che i vari gruppi di guide hanno dialogato arrivando a una proposta. Noi la stiamo portando avanti: abbiamo chiesto alla prefettura un tavolo tecnico. Perché, anche davanti a cose che a noi non vanno bene, non abbiamo la forza scientifica di imporre la nostra visione, non siamo a poter decidere se la colata la puoi vedere a 10 metri o a 300. E soprattutto con quale guida. È giusto coinvolgere gli enti preposti. Il prefetto ha detto che ci convocherà a breve».

Se domani ci fosse una colata dello stesso tipo, sareste pronti?
«A quel punto il tavolo tecnico si dovrebbe fare immediatamente. Almeno ci arriviamo preparati».

Quando si insiste sulle cose che non funzionano nel parco, c'è chi teme che il passo successivo possa essere: allora meglio farne a meno. O trasformarlo in Parco nazionale. La preoccupa questo? 
«Sul parco nazionale io sono favorevole riguardo alle risorse perché è oggettivo che sarebbero superiori. Questa proposta, però, non deve diventare specchietto per le allodole: sappiamo che la gran parte delle materie di cui si occupano i parchi sono di carattere regionale: beni culturali e ambientali, l'urbanistica». 

Una parte della politica accarezza l'idea della perimetrazione. Lei che ne pensa?
«Non credo che oggi il problema stia nei confini, ma nell'approccio. I parchi nascono per tutelare e conservare, devono assolvere questo compito. Cambiando il perimetro, o addirittura alzando le quote del parco come dice qualcuno, non fai un buon servizio. L'Etna è l'Etna anche perché si è promossa la tutela e la valorizzazione. Quello che a me spaventa di questa narrazione negativa è che qualcuno sogni una deregulation. Il Parco deve avere invece la capacità di dare certezza e rapidità nei pareri per assolvere al principio di tutela, altrimenti qualcuno che non vuole questa conservazione, può cavalcare strumentalmente queste proteste. Il liberi tutti non serve a chi ha a cuore l'interesse dell'Etna, ma a chi ha interessi sull'Etna, che è cosa ben diversa».

A proposito di risorse, sempre mancanti, pensare a un biglietto d'ingresso al parco dell'Etna, sopra una certa quota, intercettando le auto sui sette versanti esistenti, è un'idea che si può prendere in considerazione? 
«Oggi è complicato, dovremmo fare cancelli, posti di blocco su un territorio fortemente urbanizzato. Si può immaginare un intervento di questo tipo in alcune zone di particolare interesse naturalistico. D'altronde il regolamento del parco apre a questa possibilità e in alcuni servizi è stato anche applicato, ma ci sono stati contenziosi. Per le escursioni ai crateri sommitali, ad esempio, fino all'anno scorso le aziende private hanno versato al parco 1 euro per ogni persona accompagnata, una quota irrisoria, come una piccola tassa di soggiorno. Ma consentono di stabilire un principio». 

Pensate di intervenire su questo?
«Serve una copertura normativa della regione che ci consenta di applicare una sorta di tassa di soggiorno su questi servizi. Inciderebbe pochissimo sui privati e sui turisti, ma consentirebbe di investire sui parchi regionali, come si fa in quelli nazionali».