I falsi incidenti e i risarcimenti gip “ferma” cinque persone
Il provvedimento. L’avvocato Ruvolo è ritenuto la mente del sistema
Alcamo. Finti incidenti stradali e risarcimenti cospicui. Arriva l’ordinanza del gip per l’applicazione delle misure cautelari. Niente arresti in carcere e domiciliari, come chiesto dal pm di Trapani Andrea Tarondo, il gip Massimo Corleo che ha scelto di applicare solo quattro misure interdittive e obblighi di dimora. Reati pesanti, corruzione in atti giudiziari, frode, falso. L’ordinanza colpisce principalmente l'avvocato Ubaldo Ruvolo, di Alcamo e 57 anni, per il quale il gip ha applicato l’obbligo di dimora nel Comune e la misura interdittiva ad esercitare la professione legale per dodici mesi. Per la procura la responsabilità di Ruvolo sarebbe così evidente, corruzione in atti giudiziari il reato più grave, tanto da denominare "metodo Ruvolo" gli artifizi che sarebbero stati messi in campo per organizzare finti sinistri dai quali ottenere cospicui risarcimenti. Ruvolo, scrive il gip, in sede di interrogatorio per molti casi ha ammesso le responsabilità. L'indagine è partita da un esposto presentato dall'Unipol Sai, e Ruvolo attraverso la moglie, figlia dell'ex ministro Bono Parrino, avrebbe cercato di chiedere alla suocera di intervenire presso la società assicurativa per ottenere il ritiro della querela: a parte il fatto che l'ex ministro non è intervenuta, la cosa, annota il gip, era inutile perché molti dei reati contestati risultano perseguibili di ufficio.
Obbligo di dimora anche per Vittorio Calabria, Balestrate di 57, Francesco Borromeo, 48 e Giuseppe Amodeo, 41, tutti e due alcamesi. A Calabria anche la misura interdittiva a svolgere per dodici mesi l'attività di agente assicurativo. Per Amodeo e Borromeo l'obbligo di presentarsi alla pg dei carabinieri in definiti orarie e giornate della settimana. Tra gli altri 25 indagati, anche i finti testimoni indotti a dire il falso dinanzi a giudici civili, per ottenere in cambio secondo l'accusa compensi anche per duemila euro.
Il gip non ha applicato la misura cautelare per il più grave dei reati contestati ossia l'associazione a delinquere, contestata all'avvocato Ruvolo e ancora anche all'avvocato Giuseppe Coraci (non colpito da misure cautelari), Francesco Borromeo, Giuseppe Amodeo e Vittorio Calabria. Siamo ancora nella prima fase dell'indagine, sia la procura, quanto gli indagati adesso potrebbero ricorrere al Tribunale del Riesame.
Certamente la vicenda presenta uno scenario eclatante. Lo scrive lo stesso giudice Corleo, che riprendendo quanto già annotato nelle informative dei carabinieri, ha evidenziato che quasi tutti gli incidenti per i quali sono scattati i risarcimenti, seppur gravi, non hanno indotto i protagonisti, le vittime, a chiedere nell'immediatezza né l'intervento di pattuglie delle forze dell'ordine né del 118. Indagati incastrati dalle intercettazioni. Tra quelle depositate, ce ne è una riguardante un colloquio tra Ruvolo e la sua segretaria, eloquente. «... Abbiamo la farina, lo zucchero, il miele, abbiamo la panna, dobbiamo trovare l'ultimo ingrediente...per il giusto risarcimento, abbiamo i materiali ma non possiamo ancora impastare il prodotto». Poi un'altra, in cui Borromeo suggerisce ad un soggetto che lo ha chiamato dopo l'incidente sul lavoro occorso al fratello, un tubo caduto sui piedi, e che si trova in ospedale, «digli di dire che è stata un'auto che gli è salita sui piedi mentre lui attraversava la strada». Borromeo con Calabria sarebbero «procacciatori di affari», a loro sarebbe stato affidato il compito di organizzare i finti sinistri, ottenendo ricompense, e Borromeo è stato ascoltato ammettere: «...Io ci vivo, per me è lavoro, il pane dei miei figli». Nel dicembre 2024 Borromeo e Rivolo vengono intercettati «a pianificare le attività per il 2025». Ruvolo: «...Dobbiamo fare sinistri, con tre persone in macchina però».
Non è poi sfuggita al giudice la circostanza che scorrendo l'elenco dei nomi, tra vittime e testimoni, gli stessi spesso risultano essersi alternati nei ruoli, se non loro direttamente, anche attraverso legami di parentela.