REGIONE
Semplificazione, Schifani risponde a Vecchio: «Taglieremo i lacci inutili. L’impresa deve correre»
Il governatore rilancia: altre misure nel 2026, un nuovo capitolo sulla sburocratizzazione e il ritorno degli incentivi all’export bocciati dall’Ars
Renato Schifani
Una mappa appesa in sala Giunta, spilli colorati su opere e cantieri, e un numero che spicca: 1.110. Sono i pareri rilasciati nel 2024 dalla Commissione tecnica specialistica (Cts) per le valutazioni ambientali, l’ago della bilancia di decine di progetti in Sicilia. Non è un dato qualsiasi: significa iter più rapidi, investimenti sbloccati e un segnale preciso al tessuto produttivo. È da qui che il presidente della Regione, Renato Schifani, riparte annunciando che nel 2026 la Regione Siciliana spingerà l’acceleratore su nuove misure di semplificazione burocratica, raccogliendo l’appello – e il consenso – del numero uno di Confindustria Sicilia, Gaetano Vecchio. in una intervista rilasciata al nostro giornale. «Avanti con la sburocratizzazione, come abbiamo fatto con la Cts: ora si prosegue», ha dichiarato il governatore, indicando anche la volontà di riproporre la norma sugli incentivi all’export che era stata stralciata dall’Ars.
Il quadro: impresa e pubblica amministrazione, un patto da rifare
Nel giro di due anni, l’esecutivo regionale ha tenuto insieme tre linee d’azione: rafforzare la macchina pubblica e renderla più veloce; rimettere in moto investimenti privati e pubblici; costruire un ecosistema di internazionalizzazione che aiuti le aziende siciliane a vendere di più e meglio all’estero.
Il tassello simbolo è la riforma della Cts, varata a inizio legislatura e consolidata con la nomina di Gaetano Armao alla presidenza (agosto 2023). La commissione ha superato, secondo i dati ufficiali, la soglia di 1.100 pareri nell’anno, con oltre 700 valutazioni positive e un valore complessivo degli investimenti associati stimato in più di 65 miliardi di euro. Numeri che spiegano perché la Cts sia diventata il totem della “Sicilia che sblocca”.
Sul fronte del “modello impresa”, nel 2025 è stata istituita una task force per l’attrazione di investimenti – uno strumento pensato per accompagnare operatori italiani e stranieri dentro iter autorizzativi, incentivi e opportunità locali – mentre con la pianificazione 2021-2027 la Giunta ha avviato un pacchetto di opere e risorse per oltre 1,3 miliardi.
L’asse con gli industriali: perché Vecchio dice “si può fare”
Per Gaetano Vecchio, eletto alla guida di Confindustria Sicilia nel 2024, la priorità ha un nome: semplificazione. E la Cts è citata come “best practice” di come la pubblica amministrazione possa funzionare quando mette “le persone giuste nei punti giusti”, con procedure chiare e tempi affidabili. Un riconoscimento non scontato, considerato che gli industriali hanno spesso contestato i colli di bottiglia amministrativi come freno a crescita e investimenti.
L’armonia con Palazzo d’Orléans non cancella però gli strappi: su tutti, la delusione per la mancata approvazione – in sede di Finanziaria – della norma regionale che prevedeva 10 milioni di euro a fondo perduto per ridurre i costi di export delle imprese. Lo stralcio di quell’articolo in Ars ha lasciato il segno, e Schifani ha già annunciato che la misura sarà ripresentata.
La prova del nove della “Sicilia possibile”
Il 2026 si apre quindi con un’agenda ambiziosa: semplificazione, export, ZES, fiscalità di sviluppo. La convergenza tra Regione e Confindustria su alcune priorità – e il lavoro già fatto su Cts, digitalizzazione e attrazione investimenti – dice che il terreno è fertile. Ma la sfida, ora, è trasformare i titoli in abitudini amministrative, norme stabili e risultati misurabili. Perché un’impresa che sa quando otterrà un’autorizzazione, che può pianificare un investimento con una certezza fiscale e che ha uno sportello unico per andare all’estero, è un’impresa che resta, cresce e trascina.
Se la sburocratizzazione diventerà la regola – non l’eccezione – l’Isola potrà davvero cambiare passo. Il resto lo faranno persone, competenze e responsabilità: quelle che hanno trasformato la Cts in un caso di scuola e che possono, ora, contagiare il resto dell’amministrazione. È questo, in fondo, il senso del patto evocato da Schifani e rilanciato da Vecchio: una Sicilia che toglie lacci per legare a sé investimenti e lavoro di qualità.