Capri
La camera ardente di Peppino di Capri in municipio e poi il funerale: il feretro accolto da un lungo applauso
Megaschermo in piazza e musica per seguire la funzione nell'ex cattedrale di Santo Stefano alle 17
Il feretro di Peppino di Capri, accolto da un lungo applauso, ha raggiunto nel primo pomeriggio la sede del Municipio dell’isola di Capri dove è stata aperta la camera ardente.

I volontari della Protezione civile hanno montato, ai margini della piazzetta e vicino alla stazione della funicolare, un megaschermo per permettere ai cittadini di assistere alla funzione religiosa nella ex cattedrale di Santo Stefano. Alcuni altoparlanti in piazzetta hanno diffuso, a volume moderato, i successi del cantante.
«Peppino di Capri ha portato e ha innalzato l’isola di Capri in tutto il mondo e in tutto il globo è riuscito a farsi conoscere, apprezzare, applaudire e ad amare, nella gioia di ciascuno di noi, nella bellezza di vederlo crescere e farci innamorare con le sue canzoni». Così don Pasquale Irolla, parroco della ex cattedrale di Santo Stefano, nel corso dell’orazione funebre dedicata al cantante.
Presenti, tra gli altri, Aurelio De Laurentiis, Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Eugenio Bennato con Pietra Montecorvino, il prefetto di Napoli Michele di Bari, l’assessora del Comune della città partenopea, Chiara Marciani, i familiari, la ex moglie Roberta.
«Dovessi anch’io prendere come dettagli che parlano di lui le canzoni - ha aggiunto il parroco -, prenderei "Un grande amore e niente più". Peppino ha avuto un grande amore e questo grande amore l’ha cantato ed è stata la musica, amore che ci ha fatto innamorare, amore che lo ha spinto a vivere e andare avanti fino alla fine, a cantare, a suonare. Ha cantato l’amore puro, non l'amore disperato, ma l’amore puro che agganciava i cuori di ciascuno di noi e li portava in alto. Quell'amore che in lui ha segnato anche il dolore, effettivamente chi ama soffre, chi vuol bene impara a coniugare il dolore, eppure lo ha sempre cantato l'amore nel suo aspetto più luminoso».
«Peppino - ha detto ancora don Pasquale - come artista internazionale, come musicista è stato un sognatore. In questo tempo e nei tempi addietro difficili, dove anche noi facciamo difficoltà a guardare il cielo, a sperare, Peppino è stato un sognatore. Ci ha insegnato a guardare in alto, a cantare, a trasformare in musica le lacrime e le difficoltà della vita e con un battito d’ali ci ha tirato in alto. Le sue canzoni ci rendono leggero forse anche questo addio, rubandoci la tristezza e lasciando nel cuore la nostalgia dei sognatori che non muoiono mai e che sono un indice puntato verso l’infinito, verso l'eternità».