Il compleanno degli States
Trump trasforma il 4 luglio a Mount Rushmore in un comizio
Il presidente Usa definisce i democratici progressisti «comunisti»
I toni di riconciliazione e unità, tipici del 4 luglio, finiscono in soffitta nella narrativa di Donald Trump, già in modalità elettorale per le midterm di novembre. Il tycoon, all’iconico Mount Rushmore, in South Dakota, ha esortato gli americani a tutelare le libertà immaginate 250 anni fa dai padri fondatori della «più grande Repubblica» mai creata, difendendole da quella che descrive come la minaccia «comunista» rappresentata dai Democratici progressisti e «dei nuovi arrivati nel nostro Paese», che, attaccando la «nostra identità», dovrebbero essere espulsi.
Un collegamento tra la retorica anticomunista e i temi contro l'immigrazione che ha sostenuto la sua rielezione del 2024, ma che ignora le parole di Leone XIV che, orgoglioso delle sue origini americane, si sente «figlio di una grande nazione plasmata dagli immigrati». In vista del voto di novembre, il tycoon ha ripreso un tema su cui sta insistendo: dipingere i democratici progressisti come comunisti che rappresentano una minaccia esistenziale per l’America. Il suo intervento è maturato poche ore dopo quello per i 250 anni della Nazione del socialista democratico Zohran Mamdani, sindaco di New York, a favore degli immigrati, interpretato come una critica aperta a Trump e al suo movimento 'Magà'.
Alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza e sotto lo sguardo severo dei quattro dei leggendari presidenti Usa scolpiti nel granito (George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt), The Donald ha tracciato i temi del suo discorso serale del 4 luglio sul National Mall, che annuncia fluviale, in una Washington stretta dal caldo afoso che ha costretto a cancellare la grande parata. Nei giorni scorsi l'evento è stato presentato come «il più spettacolare comizio di Trump di sempre», arricchito da sorvoli militari e da spettacoli pirotecnici eccezionali.
È da una settimana che Trump ha preso di mira i socialisti democratici, proprio mentre gli americani sono alle prese con un’inflazione oltre il 4% e con il caro-carburanti legato al conflitto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. I repubblicani temono di perdere il controllo di almeno una delle due Camere del Congresso a novembre e, per questo, hanno iniziato a colpire i successi dei candidati democratici di sinistra: la scorsa settimana a New York e martedì in Colorado, quattro candidati progressisti, tra cui tre socialisti democratici, hanno vinto le primarie democratiche molto combattute. Candidati progressisti hanno ottenuto vittorie anche in Kentucky, New Jersey, Ohio, Pennsylvania e Texas. «Decidiamo e giuriamo, perché tutti possano sentirci, che i cittadini Usa sconfiggeranno rapidamente il comunismo. Li allontaneremo in fretta e continueremo a costruire un Paese più grande, migliore e più forte che mai. L'America non sarà mai un Paese comunista!», ha esclamato Trump, passando subito dopo a trattare la questione specifica del momento. «Possiamo perdere le elezioni di metà mandato solo se permettiamo a noi stessi di perderle», ha detto.
La Giornata dell’Indipendenza, in altri termini, non è più bipartisan, in base a tali premesse. I dem hanno attaccato la postura del tycoon, mentre le celebrazioni del 250 anni dell’Indipendenza dell’America scontano la cappa di caldo che sta strozzando gli Stati di centro-est. A Washington, a dispetto della colonnina di mercurio sui 40 gradi, in migliaia hanno riempito il National Mall, sfidando l’effetto sauna alimentato dalla forte umidità. A New York, con la previsione di fuochi pirotecnici doppi, è andata in scena la più grande regata sull'Hudson di velieri mai organizzata (Sail4th250 - International Naval Review) alla quale ha partecipato anche l'italianissima Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina.