Indagini
Agente morto dopo inseguimento, l'albanese arrestato: «Io non l'ho toccato»
E' stato accertato che l'inseguimento, alle porte di Milano, è avvenuto a 180 chilometri all'ora: l'agente trapanese Francesco Imprezzabile è stato trovato agonizzante in strada dai suoi colleghi
L’inseguimento del suv in cui è morto l’agente trapanese della polizia locale di Milano, Francesco Imprezzabile, è avvenuto a 180 chilometri all’ora, velocità a cui andava la moto del vigile. È quanto ricostruiscono le indagini coordinate dalla pm Francesca Crupi, che domani inoltrerà al gip la richiesta di convalida dell’arresto e di applicazione della misura cautelare nei confronti del 27enne originario dell’Albania. Secondo gli accertamenti l’Audi Q7 è stata affiancata dall’agente in moto che ha intimato l’alt ed è poi stata inseguita con «sistemi sonori e lampeggianti».
«Io non l’ho toccato. All’alt ho accelerato ed ho superato altre macchine. Non ho più visto nessuno. Non mi sono accorto di nulla», ha detto al suo legale, piangendo, il giovane di 26 anni, Genti Berisha, in carcere con l'accusa di fuga pericolosa.
Come ha spiegato il difensore, Fabrizio Cardinali, che stamane si è recato a san Vittore per un colloquio, l’uomo di origini albanesi che era alla guida del Suv è «sconvolto» per quanto è accaduto e ha chiesto scusa «allo Stato e alla famiglia» dell’agente caduto dalla moto di servizio mentre lo stava inseguendo.
E ci sono anche tre indagati per favoreggiamento nell’inchiesta. I tre indagati, come emerge nel verbale d’arresto in flagranza differito, avrebbero "a diverso titolo aiutato" il giovane albanese "ad eludere investigazioni coordinate dall’autorità giudiziaria". Si tratta dell’amico che era in casa con lui quando gli agenti fanno irruzione e lo fermano nell’abitazione di Monza e di due uomini coinvolti nel noleggio del Suv Audi Q8 non effettuato direttamente dal 26enne arrestato per fuga pericolosa, previsto dal nuovo Codice della strada, e per il reato di "morte come conseguenza di altro delitto".
Nel verbale si dà atto che il fatto "è definibile grave per la tragica conseguenza scaturita dalla pericolosa fuga posta in essere dall’indagato e per l’allarme sociale destato da reati analoghi a quelli commessi da Berisha", il quale avrebbe messo in atto "espedienti finalizzati a sottrarsi alla ricerca della polizia giudiziaria e alla responsabilità derivante dalla irresponsabile condotta tenuta".
Il 26enne - sul quale grava la misura cautelare dell’obbligo di presentazione ai carabinieri di Monza per un provvedimento emesso dal Tribunale di Brescia per un procedimento legato allo spaccio di droga - avrebbe tentato di nascondere la sim usata per noleggiare il suv, gli abiti inquadrati dalle telecamere che hanno ripreso la fase iniziale dell’inseguimento, e di nascondersi all’arrivo della Polizia locale di Monza a casa.
