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Immersione fatale

Morti alle Maldive, permessi contestati: chi aveva le autorizzazioni necessarie?

Quattro corpi sono ancora nella grotta Devana Kandu mentre si susseguono dispute su ruoli e responsabilità tra tour operator, ricercatori e autorità

18 Maggio 2026, 20:44

20:50

Morti alle Maldive, permessi contestati: chi aveva le autorizzazioni necessarie?

Mancano ancora certezze assolute sulle autorizzazioni all’immersione alle Maldive di tutti e cinque i sub italiani esperti morti il 14 maggio. Oltre a mancare i corpi di quattro di loro, rimasti nella grotta Devana Kandu, vicino ad Alimanthaa, nell’atollo di Vaavu.

Per Gianluca Benedetti, 44 anni, di Padova, operation manager dell’agenzia Albatros Top Boat di Verbania, l’uomo che ha guidato l'immersione, «il problema non si pone, in quanto guida». Per gli altri quattro sì, perché si trattava di una attività scientifica, al di là del fatto che fosse un’immersione.

Lo spiega Orietta Stella, la legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat, che ha venduto il pacchetto per la crociera scientifica e che da ieri è a Malé.

Sul possesso delle autorizzazioni le fonti però non concordano. «Non facevano parte della missione scientifica Giorgia Sommacal, 23 anni, studentessa dell’Università di Genova, e Federico Gualtieri, stessa età, neolaureato magistrale all’Università di Genova in Biologia ed Ecologia marina» ha informato l’Ateneo, ribadendo che «l'attività di immersione, nel corso della quale si è verificato l'incidente, non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale».

Mohamed Hussain Shareef, il portavoce del presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, aveva riferito invece ieri che «tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca»: Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all’ateneo di Genova, la ricercatrice Muriel Oddenino, 31 anni, di Poirino, nel Torinese, e Gualtieri, di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola). La visione delle carte da parte degli inquirenti, darà certezza.

Sulla necessità o meno di autorizzazioni intanto interviene Stella: «Sulla Duke of York c'erano venti persone e tre dive master, più Benedetti, che era istruttore, il più alto in grado sullo yacht - chiarisce -. I ricercatori, sotto il coordinamento della professoressa Montefalcone, si immergevano a gruppi, ciascun gruppo con una guida. Il permesso di cui si parla non è per le immersioni, ma per l'attività scientifica: viene da sé che ad averlo dovessero essere i ricercatori e non le guide. Così come è scontato che i ricercatori non si immergessero senza guide

«Il permesso per le varie attività di ricerca - aggiunge Stella - era stato rilasciato dal governo maldiviano al gruppo scientifico. È un’autorizzazione amministrativa e resta il problema che non fa riferimento alla profondità e non è esplicitato se potessero fare missioni esplorative. Mi sembra però che il governo maldiviano l'abbia interpretato in maniera ampia: dove non si richiama un divieto, c'è la deroga».

«Delle guide che erano in barca - precisa Stella -, tre di esse erano dive master, cioè con brevetto immediatamente inferiore all’istruttore, e uno solo, Benedetti, era istruttore. Fra gli ospiti, quanto ai brevetti, erano i più vari: dall’open water, primo livello, all’advanced, all’aiuto istruttore, ai dive master e all’istruttore. Il gruppo delle venti-ventiquattro persone era suddiviso per abilitò subacquea e andavano in acqua con una guida, alla profondità consentita dal loro brevetto».