Le vittime di Crans Montana
Il ritorno a casa in una bara di Achille, Chiara, Giovanni, Emanuele e Riccardo: lo strazio di famiglie e amici
Cinque salme rientrano in Italia a bordo di un C130: abbracci, lacrime e richieste di giustizia mentre prosegue l'inchiesta sui feriti dell'incendio a "Le Costellation"
L’ultimo viaggio di Achille, Chiara, Giovanni, Emanuele e Riccardo è stato a bordo di un C130 che li ha riportati a casa. Le salme di cinque dei sei giovani connazionali morti nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana sono rientrate oggi in Italia con un volo di Stato. A bordo non c'era Sofia Prosperi, la sesta vittima italiana, perché viveva a Lugano.
Abbracci, silenzi e lacrime negli aeroporti militari di Linate e Ciampino, dove ad accogliere i feretri c'erano parenti e autorità locali e nazionali, tra cui il presidente del Senato Ignazio La Russa, i ministri degli Esteri e dello Sport Antonio Tajani e Andrea Abodi, e il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Mentre la premier Giorgia Meloni ha invitato ministri, alte cariche e leader dell’opposizione a un momento di “unità nazionale” con una messa che si terrà venerdì pomeriggio nella Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo nel cuore della Capitale. La presidente del Consiglio ha anche contattato la mamma del sedicenne bolognese Giovanni Tamburi per esprimerle la propria vicinanza. «Mi è stata vicina personalmente - ha raccontato Carla Masiello - dandomi tutto il suo appoggio come se fossi stata sua sorella. Da mamma a mamma, da cuore a cuore».
E all’atterraggio del volo sulla pista di Linate è calato il silenzio. Dall’aereo sono scese le salme dei due amici milanesi Achille Barosi e Chiara Costanzo, di Giovanni Tamburi e del genovese Emanuele Galeppini. Le bare, in legno chiaro, sono state spostate sui carri funebri e benedette da un sacerdote. Da lì sono partiti i due cortei per riportare Giovanni ed Emanuele nelle loro città.

Il C130 è poi decollato di nuovo alla volta dello scalo romano di Ciampino con a bordo Riccardo Minghetti. In un clima di silenzio e profonda commozione, i parenti hanno accarezzato la bara e si sono abbracciati tra loro prima di salutare le autorità presenti. Riccardo, studente di una scuola superiore nel quartiere romano dell’Eur, era a Crans-Montana insieme alla sorella e all’amico Manfredi Marcucci, rimasto ferito nell’incendio. I funerali sono in programma mercoledì mattina nella basilica dei Santi Pietro e Paolo. Nello stesso giorno Milano darà l’ultimo saluto a Chiara e Achille mentre a Bologna ci saranno le esequie di Giovanni.
E le famiglie delle giovani vittime ora «chiedono giustizia». A riferirlo l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. «Sono morto con lui. Ripartirò nella vita con un vuoto enorme» ha detto il papà Giovanni Tamburi, all’arrivo del feretro del figlio al cimitero di Borgo Panigale. Mentre la mamma di Achille Barosi, all’esterno della camera ardente, si è detta «orgogliosa di essere italiana» e ha voluto ringraziare le autorità per «tutto quello che hanno fatto».

Proprio nel pomeriggio, in una conferenza stampa, il capo della protezione civile Fabio Ciciliano ha fatto il punto sul coordinamento delle attività legate alla strage di Capodanno. «Fin dalle prime luci dell’alba - ha affermato - la protezione civile si è mossa con un meccanismo di collaborazione transfrontaliera dando la possibilità ai colleghi della Valle D’Aosta di raggiungere immediatamente Crans-Montana per dare un supporto con la componente sanitaria e tecnica».
Intanto, mentre l’inchiesta va avanti per fare piena luce su quello che è accaduto quella notte all’interno del bar 'Le Costellation' e per stabilire le responsabilità, sono stati tutti identificati i 116 feriti. Gli italiani al momento ricoverati sono 14, di cui 11 a Milano e gli altri a Zurigo. Al Niguarda cinque si trovano nel Centro grandi ustioni e sei in terapia intensiva, tre dei quali in condizioni «particolarmente critiche». Per Giampaolo Casella, direttore Anestesia e Rianimazione dell’ospedale, «nelle prossime settimane avremo una vera e propria battaglia per questi pazienti», la cui «situazione clinica è estremamente seria».