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IL PROCESSO

Maduro in Tribunale a Manhattan, elicotteri e accuse esplosive: il giorno in cui il “sistema Venezuela” è finito alla sbarra

Dal carcere di Brooklyn all’aula blindata di Manhattan: perché il procedimento contro l'ex leader venezuelano può riscrivere l’equilibrio tra Stati Uniti, America Latina e Medio Oriente

Alfredo Zermo

05 Gennaio 2026, 16:04

Manhattan, elicotteri e accuse esplosive: il giorno in cui il “sistema Venezuela” è finito alla sbarra

La sirena del BearCat rompe l’aria gelida di New York. Dall’eliporto sul tetto del Metropolitan Detention Center di Brooklyn un velivolo decolla, vira sull’East River e atterra a pochi isolati da Foley Square. Alle 12:59 di oggi, l’uomo che per anni ha incarnato il potere a Caracas, Nicolás Maduro, viene tradotto in tribunale, scortato da agenti federali con i giubbotti della DEA e degli U.S. Marshals. È un’immagine che vale un’era politica: il leader deposto del Venezuela, detenuto negli Stati Uniti dopo un’operazione che ha scosso la regione, sta per ascoltare l’atto d’accusa in una corte federale di Manhattan. In piazza sventolano cartelli contrapposti: “kidnapping” illegale per alcuni, “giustizia” attesa per altri. Dentro, un fascicolo che non parla solo di droga. Parla di un’architettura ibrida in cui si intrecciano criminalità organizzata, apparati statali, alleanze geopolitiche e la lunga ombra di Hezbollah.

Un processo che pesa oltre il caso individuale

Secondo gli atti resi pubblici e i resoconti dei media presenti sul posto, Maduro è stato trasferito dal MDC di Brooklyn al tribunale federale del Southern District of New York per l’udienza iniziale di comparizione e lettura delle imputazioni. Le accuse americane, che affondano le radici nel provvedimento del 26 marzo 2020 e sono state rafforzate da un atto integrativo del 3 gennaio 2026, includono: associazione per narco‑terrorismo, cospirazione per importare cocaina, possesso e cospirazione per il possesso di armi da guerra. In controluce, la tesi dei procuratori: per oltre due decenni il “Cartel de los Soles” avrebbe operato con copertura e complicità istituzionale, trasformando il Venezuela in snodo di traffici gestiti in cooperazione con gruppi come le FARC, segmenti dei cartelli messicani e reti criminali regionali. Le pene teoriche? Fino all’ergastolo. Il nodo giuridico? La possibile invocazione dell’immunità di capo di Stato, già contestata dagli USA nel 2020 e che potrebbe riaprire un confronto sulla dottrina Noriega.

Il paradigma del “crime‑terror‑state nexus” in salsa bolivariana

Per capire perché questo caso travalica la vicenda personale di Maduro, bisogna guardare alle analisi che da anni descrivono il Venezuela come laboratorio del “crime‑terror‑state nexus”: la convergenza tra criminalità organizzata transnazionale, reti terroristiche e supporto politico‑statale. Studi dell’Atlantic Council e di altri centri di ricerca hanno messo in fila il mosaico: Hezbollah in America Latina non sarebbe solo una presenza potenziale, ma un attore ibrido capace di fondere attività politiche, sociali e mediatiche con traffici illeciti — narcotraffico, riciclaggio, contrabbando, oro — attraverso clan familiari e imprese di facciata che prosperano in zone grigie create da corruzione e debolezza istituzionale. Uno schema che, secondo tali analisi, ha trovato nel Venezuela chavista e post‑chavista un ecosistema particolarmente favorevole.

Dall’eliporto alla gabbia: i fatti

Cronaca secca. Nella tarda mattinata di oggi, Maduro arriva al tribunale federale di Manhattan per l’arraignment. È la prima apparizione in aula in territorio USA dopo il trasferimento dal centro di detenzione di Brooklyn. Le accuse federali ripercorrono un presunto disegno criminale pluridecennale, già dettagliato nell’inchiesta del Dipartimento di Giustizia del 2020 e ora esteso a nuovi capi d’imputazione. Dall’esterno, proteste e contro‑proteste; all’interno, un dispositivo di sicurezza insolito, tra elicotteri, convogli blindati e un’aula gremita di legali, diplomatici e giornalisti. L’udienza davanti al giudice federale è attesa per il primo pomeriggio, con la formalizzazione del “not guilty” e la discussione su custodia cautelare e calendario processuale.

L’indagine statunitense: dal 2020 alla super‑accusa del 2026

La parabola giudiziaria negli USA inizia ufficialmente il 26 marzo 2020, quando il Dipartimento di Giustizia annuncia un’ampia incriminazione di Maduro e di 14 alti funzionari venezuelani. L’impianto accusatorio parla di tonnellate di cocaina dirette negli Stati Uniti con il concorso di milizie colombiane e segmenti di apparati di sicurezza venezuelani. Nel 2026, la super‑accusa aggiorna e amplia i capi, includendo anche profili armieri e dettagli inediti su presunti canali diplomatici usati per garantire impunità e mobilità. Al di là del merito — che sarà vagliato in tribunale — il segnale politico‑giuridico è chiaro: per Washington, il Venezuela degli ultimi 20 anni rappresenta il caso scolastico di cattura dello Stato da parte di un complesso criminale con agganci internazionali.

Hezbollah in Venezuela: l’attore ibrido che fonde welfare, propaganda e contrabbando

Per i ricercatori dell’Atlantic Council, la presenza di Hezbollah in Venezuela non si esaurisce nella dimensione clandestina. È una struttura reticolare con ramificazioni sociali, mediatiche e di influenza, costruita dentro la diaspora libanese e alimentata da reti familiari che fanno da finanziatori, facilitatori e intermediari. I clan operano nella frontiera colombo‑venezuelana, in Zulia, nelle aree di Maicao e Margarita, e si integrano nel commercio lecito e illecito: trade‑based money laundering, bulk‑cash, import‑export, carbone e oro, documenti e passaporti. L’analisi insiste su una parola‑chiave: ridondanza. Quando una cellula viene esposta, un’altra prosegue, grazie a coperture logistiche e a zone franche garantite da corruzione e debolezza dei controlli.

Tra i casi emblematici citati in letteratura e sanzioni: la rete “Rada” — con Amer Mohamed Akil Rada, Samer Akil Rada e la venezuelana BCI Technologies C.A. — colpita il 12 settembre 2023 dal Dipartimento del Tesoro USA per il presunto ruolo di finanziamento e facilitazione a Hezbollah tra Colombia, Venezuela e Libano.

Le catene commerciali (es. il business del carbone) sono descritte dagli USA come veicoli per generare e trasferire fondi, con quote fino all’80% dei proventi destinate, secondo le accuse, all’organizzazione libanese.

Oro, “ghost flights” e la geografia dei traffici

Accanto alla cocaina, l’oro è il carburante dell’economia grigia. Dal 2019, l’OFAC ha colpito Minerven, la statale venezuelana dell’oro, sostenendo che il settore alimentasse la cerchia del potere. La dinamica descritta nei documenti ufficiali indica miniere artigianali controllate da militari e gruppi armati, barre inviate alla Banca Centrale e poi esportate in circuiti opachi. Rapporti successivi e inchieste indipendenti hanno stimato che oltre l’80% dell’oro venezuelano sarebbe prodotto in illegalità, con ampie quote contrabbandate e riciclate all’estero attraverso società di comodo, causando deforestazione, violenza e avvelenamento da mercurio nelle comunità indigene dell’Arco Minero.

Dentro questa filiera, diverse inchieste giornalistiche e studi accademico‑policy hanno richiamato l’attenzione sui “ghost flights” tra Caracas, Damasco e Teheran — rotte aeree irregolari operate da compagnie sanzionate come Conviasa, Emtrasur e Mahan Air — sospettate di aver trasportato oro, componentistica dual use e personale legato a IRGC e Hezbollah. Le fonti pubbliche parlano di corridoi aerei attivi tra la fine degli anni 2000 e fasi successive, spesso schermati da coperture diplomatiche.

Il valore aggiunto (e il rischio) della “protezione di Stato”

L’elemento distintivo del modello venezuelano — rispetto, ad esempio, alla Triplice Frontiera tra Argentina‑Brasile‑Paraguay — non è solo la porosità del territorio, ma la protezione istituzionale che, secondo più fonti, avrebbe assicurato documenti, canali bancari, coperture politiche e trasporti statali a reti criminali e a Hezbollah. È questo scambio — impunità in cambio di finanza politica e servizi — ad avere, nelle tesi dell’accusa e negli studi indipendenti, “propulso” il regime oltre l’assedio delle sanzioni internazionali.

La dimensione armiera aggiunge un ulteriore tassello: negli ultimi mesi, Washington ha sanzionato attori venezuelani e iraniani per presunti programmi congiunti su UAV e missili, segnalando una integrazione militare‑industriale che alimenta le preoccupazioni di proliferazione e di proiezione di potenza in emisfero occidentale.

Tri‑Border e Maicao: i “gemelli” logistici della rete

La Triplice Frontiera resta, da oltre 30 anni, il “backup” geografico delle reti legate a Hezbollah: Ciudad del Este, Foz do Iguaçu, Puerto Iguazú sono hub di contrabbando, hawala, cash‑intensive businesses. Dall’altro lato del Venezuela, Maicao (Colombia) compare in più dossier come snodo dove clan e imprese a cavallo della frontiera hanno storicamente gestito droga, armi, contanti e oro. Il Venezuela offre — secondo gli analisti — ciò che alla Triplice manca: impunità politica e infrastrutture statali (compagnie aeree, diplomazia, enti finanziari) che rendono la rete ridondante e resiliente alle pressioni.

Passaporti, identità e diplomazia parallela

Fra i nomi ricorrenti nelle cronache nord‑americane figurano figure di collegamento tra apparati venezuelani e Hezbollah, accusate negli anni di facilitare visti, passaporti e coperture in Medio Oriente. A ciò si aggiungono vicende giudiziarie su funzionari e intermediari — compreso l’ex ministro Tareck El Aissami in dossier statunitensi — che descrivono pipeline finanziarie e aziende cartiere con conti in Venezuela, Caraibi e Medio Oriente. Su questo terreno si giocherà, in parte, anche la prova documentale del processo di Manhattan, con gli inquirenti che, già dal 2020, rivendicano mappe, tracciamenti e sequestri di flussi legati alla cocaina.

Il contesto: sanzioni, oro e petrolio

La stagione 2025‑2026 ha visto un inasprimento della pressione statunitense: nuove sanzioni su trader e petroliere legate al greggio venezuelano, blocchi navali parziali e operazioni di interdizione in alto mare che hanno ridotto l’export. Parallelamente, Washington ha reimpastato la leva delle licenze generali su settori come petrolio e oro, alternando aperture condizionate e stretta in risposta agli sviluppi interni venezuelani. Nell’ecosistema dell’Arco Minero, intanto, la criminalità estrattiva continua ad alimentare smuggling e riciclaggio, con il rischio — sottolineano i report — di finire nei circuiti finanziari di Hezbollah e di altre reti.

Che cosa cambia ora

Sul piano giuridico, il caso Maduro potrebbe ridefinire la prassi su immunità e giurisdizione penale USA di fronte a reati transnazionali con presunto carattere terroristico. Il precedente Noriega incombe, ma la difesa tenterà la carta della sovranità e della non riconoscibilità di atti compiuti all’estero.

Sul piano geopolitico, il fascicolo incrocia il dossier Iran‑Hezbollah nell’emisfero occidentale: corridoi di finanza illecita, oro, UAV, diplomazia parallela. Se l’accusa reggerà, la cooperazione giudiziaria regionale — da Bogotá a Brasilia, da Buenos Aires a Asunción — potrebbe ricevere un impulso, specie sui flussi finanziari e sul contrabbando di metalli preziosi.

Sul piano interno venezuelano, la sfida sarà separare accountability penale e destino politico del Paese, evitando che l’ennesima guerra dell’informazione trascini nel cono d’ombra le responsabilità individuali e le riforme necessarie per bonificare istituzioni, forze di sicurezza e settori estrattivi.

Le incognite del dibattimento

La tenuta probatoria dei capi d’accusa su crime‑terror nexus dipenderà dalla capacità dei federali di collegare transazioni, spedizioni, scambi e protezione statale a una regia riconducibile all’imputato. Sul versante Hezbollah, i tribunali americani hanno negli anni riconosciuto il gruppo come organizzazione terroristica e sanzionato facilitatori in America Latina. Ma traslare questa cornice in una responsabilità penale personale di Maduro richiederà documenti, testimonianze e chain of custody impeccabili. Anche per questo la fase delle discovery e delle motions preliminari sarà decisiva.