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Gli Stati Uniti bombardano il Venezuela. Colpita la capitale Caracas. L'annuncio choc di Trump: «Abbiamo catturato Maduro e la moglie»

Il presidente Trump - secondo quanto riferito da fonti della Casa Bianca ad alcuni media americani - ha dato l'ordine. Cuba e Colombia invocano l'intervento dell'Onu. In aggiornamento

Redazione La Sicilia

03 Gennaio 2026, 10:24

12:14

maduro trump

Due ore di bombardamenti sulla capitale del Venezuela, Caracas. Il presidente degli Usa Donald Trump ha dato ordine di colpire siti all'interno del Paese sudamericano, tra cui alcune strutture militari, il parlamento venezuelano e la tomba mausoleo di Hugo Chaves. Le notizie e le immagini sono ancora in aggiornamento. Nessun militare americano sarebbe caduto nell'attacco. Mentre secondo fonti venezuelane citate dal New York Times, ci sarebbero morti e feriti venezuelani.

A metà mattinata l'annuncio choc di Trump sul social Truth: gli Stati Uniti hanno catturato il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e lo hanno portato fuori dal Paese assieme a sua moglie, Cilia Flores. «Gli Stati Uniti - scrive - hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato assieme a sua moglie e portato fuori dal Paese. Questa operazione è stata condotta assieme alle forze dell'ordine Usa», annunciando inoltre una conferenza a Mar-a-Lago, in Florida, alle 11 ora locale, le 17 in Italia. «L'operazione è stata davvero brillante e ha richiesto molta buona pianificazione, molte grandiose truppe e grandioso personale, ha aggiunto Trump al New York Times.



La vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, nella sua prima apparizione pubblica diverse ore dopo gli attacchi aerei degli Stati Uniti, ha chiesto a Washington una prova che Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores siano vivi. La richiesta viene interpretata dagli osservatori come un'ammissione indiretta che il leader sia stato catturato e non si trovi più a Caracas. Rodríguez, in una telefonata al canale televisivo ufficiale VTV, ha affermato che Maduro ha firmato il decreto di stato di emergenza e che lei lo farà rispettare. Il decreto prevede la sospensione delle garanzie costituzionali in Venezuela. Secondo fonti dell'opposizione venezuelana, la cattura di Nicolas Maduro è stato il risultato di «un'uscita di scena negoziata».

«La Repubblica Bolivariana del Venezuela - si legge in un comunicato rilasciato dal governo guidato da Nicolas Maduro prima della notizia della cattura del presidente - respinge, ripudia e denuncia la grave aggressione militare perpetrata dall'attuale governo degli Stati Uniti d'America contro il territorio venezuelano e la sua popolazione nelle aree civili e militari di Caracas, capitale della Repubblica, e degli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, l'uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell'uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare in America Latina e nei Caraibi, e mette seriamente in pericolo la vita di milioni di persone».

Sono scattati tutti i piani di difesa nazionale ed è stato dichiarato lo stato di emergenza esterna su tutto il territorio nazionale. Maduro, richiamandosi al «rigoroso rispetto dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite», sottolinea che «il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima autodifesa per proteggere il suo popolo, il suo territorio e la sua indipendenza. Invitiamo i popoli e i governi dell'America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva contro questa aggressione imperialista». Per Maduro il vero obiettivo dell'attacco «non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Paese, in particolare del petrolio e dei minerali».

Forti esplosioni sono state udite e colonne di fumo sono state osservate in diverse zone di Caracas, mentre aerei sorvolavano la capitale venezuelana. Secondo quanto riportato dai media Usa, le detonazioni hanno scosso l'area intorno alla base aerea Generalissimo Francisco de Miranda, situata nella zona orientale di Caracas, nel quartiere di La Carlota. Testimoni hanno riferito di fumo visibile provenire da uno degli hangar della base. Al momento non ci sono notizie ufficiali di morti o feriti.

Un giornalista dell'agenzia di stampa italiana Ansa sul posto riferisce che numerose esplosioni e incendi hanno colpito aree militari nell'area metropolitana di Caracas nelle prime ore del mattino. Nel quartiere 23 de Enero, nella zona ovest di Caracas, dove si concentrano gruppi chavisti, è stata segnalata una forte esplosione accompagnata da sirene e sorvoli di aerei. Si sono verificati incidenti anche all'Accademia Militare di Mamo, a La Guaira, a 40 chilometri dalla capitale. Altre zone colpite includono la base aerea La Carlota e l'aeroporto di Higuerote, con esplosioni di minore entità.

Anche il governo di Cuba e quello della Colombia condannano l'attacco e invocano l'intervento delle Nazioni Unite. In particolare il presidente colombiano Gustavo Petro ha scritto su X che sarebbero stati colpiti in Venezuela obiettivi istituzionali e militari a Caracas, tra cui il Palacio Federal Legislativo sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez. E aggiunge: «L'Organizzazione degli Stati americani e l'Onu devono incontrarsi immediatamente».