×

UCRAINA

Zelensky nomina capo dell'ufficio di presidenza Kyrylo Budanov, il combattente che ha portato l’intelligence ucraina fuori dall’ombra

Dal fronte alle stanze del potere: la parabola della “super-spia” che ha riscritto le regole del gioco con Mosca e ora siede al fianco di Zelensky

Redazione La Sicilia

03 Gennaio 2026, 01:41

Zelensky nomina capo dell'ufficio di presidenza Kyrylo Budanov, il combattente che ha portato l’intelligence ucraina fuori dall’ombra

All’alba, sotto un bosco annerito dalle schegge, un corridoio mimetizzato nel terreno scende per decine di metri. Oltre una porta blindata, schermi che inseguono traiettorie di droni, segnali satellitari, voci catturate nell’etere russo. È un centro nervoso sotterraneo dell’intelligence militare ucraina: lì, secondo ricostruzioni occidentali, scorre una parte decisiva della guerra invisibile. Ed è lì che si percepisce l’impronta dell’uomo che più di altri ha trasformato la raccolta informativa in leva strategica: Kyrylo Budanov. Oggi, dopo la nomina a capo dell’Ufficio presidenziale, l’ex numero uno del GUR — la Direzione principale dell’Intelligence della Difesa — non è più soltanto la “super-spia” che pianifica sabotaggi e scambi di prigionieri: è il braccio politico del presidente Volodymyr Zelensky in un momento in cui guerra, diplomazia e sicurezza interna si intrecciano come mai prima d’ora.

Un ascesa costruita sul campo

Nato a Kyiv nel 1986, formato all’Istituto di Forze Terrestri di Odessa e nelle unità speciali dell’intelligence, Budanov entra in servizio nel 2007 e dal 2014 è in prima linea contro l’aggressione russa iniziata in Crimea e nel Donbass. Ha partecipato a operazioni dietro le linee, è stato ferito più volte ed è stato il bersaglio di tentativi di assassinio. Il 5 agosto 2020, Zelensky lo nomina capo del GUR, aprendo un ricambio generazionale nell’apparato di sicurezza. La promozione arriva con un decreto presidenziale, e pochi giorni dopo il Capo dello Stato lo presenta ufficialmente allo staff dell’agenzia.

La cronaca dei tentativi di eliminarlo è parte integrante della sua leggenda: il 4 aprile 2019, un ordigno sotto l’auto destinata a Budanov esplode in anticipo, uccidendo l’attentatore e fallendo l’operazione. Indagini e resoconti di quel giorno, a Kyiv, confermano la dinamica: il proprietario del veicolo — identificato dai media come un ufficiale della sicurezza attivo nel teatro del Donbass — non era presente al momento della detonazione.

Più recentemente, il mirino si è spostato sulla famiglia: alla fine di novembre 2023, la moglie di Budanov, Marianna, è stata ricoverata per avvelenamento da metalli pesanti; secondo fonti ucraine, anche altri dipendenti del GUR hanno presentato sintomi più lievi. Mosca ha negato qualsiasi coinvolgimento. L’episodio, comunque, ha confermato quanto il capo dell’intelligence sia una figura-chiave nel calcolo degli avversari.

L’impronta CIA e la scuola delle operazioni speciali

Un tassello cruciale della biografia professionale di Budanov affiora dalle inchieste della stampa americana: secondo un’approfondita ricostruzione del New York Times, rilanciata da testate statunitensi, già intorno al 2015-2016 la CIA avviò una collaborazione strutturata con i servizi di Kyiv, compreso l’addestramento di unità d’élite come il distaccamento “Unit 2245”. In quei corsi compaiono i nomi di ufficiali poi saliti ai vertici dell’intelligence ucraina. L’obiettivo: catturare droni e apparati di comunicazione russi per consentire ai tecnici americani di decifrare protocolli ed encryption. Budanov risulta tra gli ufficiali transitati da quella “scuola”. Le stesse inchieste descrivono anche un network di basi di ascolto e centri di comando costruito nell’arco di un decennio vicino al confine russo. Le autorità statunitensi, da parte loro, hanno sempre marcato una distinzione fra “raccolta informativa” e “operazioni letali” — una linea rossa che la guerra ha però reso via via più sfumata nella percezione pubblica.

Sullo sfondo, un altro dato: in un’indagine del Washington Post emerge che, dal 2015, gli Stati Uniti hanno contribuito a riorganizzare la Difesa Intelligence ucraina “quasi da zero”, formando operatori in Ucraina e, in alcuni casi, negli Stati Uniti. Lo scopo dichiarato era aumentare la sopravvivenza degli agenti in ambienti ostili; non quello di orchestrare uccisioni. Ma la sinergia tecnica e operativa ha reso il GUR più autonomo, audace, capace di agire in profondità.

La stagione del “colpo lungo”: droni, sabotaggi e Crimea

Dopo l’invasione su larga scala del 24 febbraio 2022, il GUR si è imposto come attore operativo oltre la mera raccolta informativa: dalle sortite contro infrastrutture militari in Crimea alle operazioni “a firma ucraina” in territorio russo, fino alla cosiddetta battaglia del Mar Nero. Nel 2023, un attacco missilistico ha colpito il quartier generale della Flotta del Mar Nero a Sebastopoli (operazione “Crab Trap”, secondo Budanov). In parallelo, la sperimentazione degli unmanned surface vessels — i droni navali MAGURA della “Group 13” del GUR — ha cambiato gli equilibri sulle onde: imbarcazioni russe danneggiate o affondate hanno costretto Mosca a ridisegnare rotte e posture difensive. Lo ha riconosciuto pubblicamente lo stesso Budanov, parlando di una futura “dominanza” dei mezzi senza equipaggio in mari chiusi o semi-chiusi.

Tra le operazioni simbolo, c’è anche l’“Operazione Synytsia” (9 agosto 2023), che ha convinto un pilota di Mi-8 russo, Maksim Kuzminov, a disertare e atterrare in territorio ucraino: un successo di intelligence che ha portato a Kyiv elicottero, documenti e informazioni. Una dimostrazione di come il lavoro di Budanov si muova sul crinale fra persuasione, rischio e risultato operativo.

“Target numero uno”

Per Mosca, Budanov è un bersaglio “prioritario”. Nel 2023 le autorità ucraine hanno sventato piani di attentato multipli, inclusi quelli contro il presidente Zelensky, il capo del GUR e il direttore dell’SBU, Vasyl Maliuk. I dettagli diffusi dall’SBU raccontano di una trama che prevedeva un attacco missilistico contro l’edificio dove si trovava Budanov, seguito da droni carichi di esplosivo per colpire i superstiti: un copione da manuale del terrore, da attribuire — secondo Kyiv — a una cellula della FSB con appoggi interni. In un altro caso, un sicario reclutato da reti filorusse è stato condannato a 12 anni per aver pianificato l’omicidio del ministro della Difesa Oleksii Reznikov e dello stesso Budanov, dietro compensi promessi fra 100.000 e 150.000 dollari.

Dal bunker al palazzo: perché la nomina conta

La nomina del 2 gennaio 2026 a capo dell’Ufficio del Presidente — una posizione paragonabile al capo di gabinetto — segna un passaggio politico non banale. Significa che l’architettura decisionale ucraina porta al suo interno, al massimo livello, la cultura operativa della guerra contemporanea: intelligence tempestiva, tecnologia (dai droni all’analisi dei dati), coordinamento stretto con gli alleati. Per Zelensky, scegliere Budanov dopo l’uscita di Andriy Yermak equivale a blindare il perno sicurezza-diplomazia in una fase che vede in parallelo la pressione militare russa e il lavorìo su potenziali negoziati. Lo confermano più fonti internazionali, che leggono nel rimpasto un segnale di priorità: tenere salda la filiera fra campo di battaglia, tavoli per gli scambi di prigionieri, gestione delle vulnerabilità interne e costruzione delle prossime mosse all’estero.

Non è soltanto una promozione: è il trasferimento di un metodo nella stanza dove si incrociano i dossier più delicati — dalla logistica delle armi agli scudi aerei, dagli accordi energetici ai canali riservati con Washington e Londra. In questo quadro, l’esperienza di Budanov nei POW swaps (scambi di prigionieri), nelle operazioni congiunte e nella comunicazione strategica assume un peso specifico politico.

Il profilo: disciplina, ferite, medaglie

Il profilo ufficiale del Ministero della Difesa ucraino ricorda che Budanov è stato ferito tre volte, è cavaliere completo dell’Ordine “Per il Coraggio” e, dall’8 febbraio 2024, è insignito della Stella d’Oro di Eroe dell’Ucraina. Nel 2022 è stato nominato capo del Comitato di Intelligence sotto la Presidenza e ha guidato la Sede di coordinamento per il trattamento dei prigionieri di guerra. Nell’anno accademico 2023-2024 ha proseguito studi post-laurea in Scienza Politica e ha completato un percorso di alta formazione manageriale: indizi di una figura che non ha disdegnato di “istituzionalizzarsi” senza perdere contatto con la dimensione operativa.

L’uomo e la narrativa: patriota, spia, politico

Nelle interviste, Budanov alterna franchezza e paradosso. Nel gennaio 2023, al Washington Post, rivendicava la previsione dell’invasione e pronosticava che la guerra “si sarebbe conclusa dove era iniziata: in Crimea”, negando l’ipotesi — agitata dal Cremlino — di un ricorso nucleare russo in caso di avanzata ucraina nella penisola. E ammetteva, senza compiacimenti, che “si devono attendere colpi sempre più in profondità” in territorio russo: non una rivendicazione, ma una dichiarazione di intenti che sintetizza l’orizzonte delle operazioni speciali.

La sua figura divide: per molti ucraini è il patriota capace di unire audacia e disciplina; per i critici, un comandante abituato a procedere con un’agenda che rischia di non “tradursi” automaticamente nella gestione degli equilibri politici. Ma è proprio qui che la nomina del 2026 sposta l’asse: Budanov non abbandona l’intelligence, ne porta criteri e tempi nell’ufficio che più influenzerà la continuità decisionale della presidenza.