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Il fatto

Malta, resta in carcere il 15enne italiano accusato di falsi allarmi bomba

Il giudice ha respinto la richiesta di scarcerazione su cauzione. Il ragazzo, originario di Bari, è detenuto dal 25 maggio. In aula anche i genitori e l’ambasciatrice italiana

19 Agosto 2026, 12:37

12:40

Malta, resta in carcere il 15enne italiano accusato di falsi allarmi bomba

Resterà in carcere, almeno per il momento, il quindicenne italiano originario di Bari detenuto a Malta dal 25 maggio 2026 e accusato di una serie di gravi reati, tra cui il procurato allarme bomba dopo una telefonata alla sua scuola.

Lo ha deciso il giudice della corte minorile di La Valletta al termine dell’udienza nella quale è stata esaminata la richiesta di scarcerazione su cauzione presentata dalla difesa. Il minore continuerà dunque a essere detenuto nel carcere minorile maltese, dove si trova da quasi tre mesi.

L’arresto dopo il falso allarme nella scuola

Il quindicenne è stato arrestato dalle autorità maltesi il 25 maggio scorso, dopo aver fatto scattare un falso allarme bomba all’interno della scuola frequentata a Malta.

A suo carico sono state ipotizzate diverse accuse, tra cui il procurato allarme e l’associazione a delinquere, in relazione alla presunta produzione e diffusione di falsi allarmi. Gli inquirenti maltesi sospettano inoltre un suo possibile coinvolgimento nel gruppo online denominato 764, una rete internazionale accusata di adescare e manipolare minorenni attraverso il web.

Il procedimento è ancora in corso e le responsabilità del ragazzo dovranno essere accertate dall’autorità giudiziaria maltese. Per il minore vale, come per ogni persona sottoposta a indagine, la presunzione di innocenza fino a una eventuale sentenza definitiva.

In aula il ragazzo, i genitori e l’ambasciatrice italiana

Il giovane si è presentato in tribunale indossando un abito blu, una camicia bianca e una cravatta. Al suo fianco c’era il legale Arthur Azzopardi, mentre in aula erano presenti anche i genitori.

All’udienza ha partecipato inoltre l’ambasciatrice d’Italia a Malta, Valentina Setta, a conferma dell’attenzione con cui le autorità diplomatiche italiane stanno seguendo il caso.

La giudice ha inizialmente disposto l’esclusione dei rappresentanti dei media dall’aula. La presenza dell’ambasciatrice italiana è stata ammessa successivamente, dopo aver verificato che la Procura non si opponesse.

L’accusa è stata rappresentata dall’ispettore Xuereb, che ha seguito l’attività investigativa.

La denuncia del padre: «Detenzione illegale»

All’inizio di agosto, il padre del ragazzo aveva denunciato pubblicamente la situazione del figlio, definendo la sua permanenza in carcere una «detenzione illegale». In un’intervista all’ANSA, il genitore aveva spiegato che il quindicenne si trovava recluso da oltre settanta giorni e aveva espresso preoccupazione per le sue condizioni psicologiche e fisiche.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, il giovane sarebbe stato inizialmente detenuto in un carcere per adulti. In quel periodo, a causa dello stress e delle difficoltà legate alla detenzione, si sarebbe anche autoinflitto ferite.

Successivamente il ragazzo è stato trasferito in un penitenziario minorile, dove sarebbe stato collocato in isolamento dagli altri detenuti per il sospetto di una sua partecipazione attiva al gruppo 764.

L’ipotesi della manipolazione online

La famiglia respinge l’immagine del ragazzo come ideatore e organizzatore dei falsi allarmi. Secondo la denuncia presentata dal padre, il quindicenne sarebbe stato adescato, manipolato e ricattato online da una rete criminale internazionale.

Il contatto con i presunti manipolatori sarebbe avvenuto attraverso piattaforme digitali, videogiochi e ambienti online frequentati da adolescenti, tra cui anche Roblox. Il minore, secondo la ricostruzione familiare, sarebbe stato spinto o costretto a compiere determinate azioni attraverso minacce e pressioni psicologiche.

Questa versione dei fatti dovrà essere confrontata con gli elementi raccolti dagli investigatori e valutata nel corso del procedimento giudiziario.

Il caso seguito dalla Farnesina

La vicenda è seguita dall’Ambasciata d’Italia a La Valletta e dal Ministero degli Esteri. Le autorità italiane mantengono i contatti con la famiglia del ragazzo e con quelle maltesi, verificando le condizioni di detenzione e garantendo l’assistenza consolare prevista per un cittadino italiano sottoposto a procedimento giudiziario all’estero.

La decisione del giudice maltese comporta che il quindicenne rimarrà in carcere in attesa dei prossimi sviluppi dell’inchiesta e delle ulteriori udienze davanti alla corte minorile.