Carabinieri
Crotone, sgominata organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione: sei arresti e un albergo sequestrato
Il gruppo avrebbe guadagnato migliaia di euro, con picchi fino a 90mila euro per singolo sfruttatore. Due persone risultano indagate a piede libero
Avrebbero costretto e indirizzato alcune donne, tra cui mogli e compagne, alla prostituzione in appartamenti, in un albergo e soprattutto lungo le strade di Crotone. Un’attività che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito agli sfruttatori di accumulare ingenti somme di denaro, con guadagni arrivati in alcuni casi fino a 90mila euro.
È quanto emerso da un’indagine condotta dai Carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, diretta dal procuratore Domenico Guarascio. L’operazione ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari: sei persone sono state arrestate, quattro trasferite in carcere e due sottoposte agli arresti domiciliari. Altre due persone risultano invece indagate in stato di libertà.
Contestualmente, i militari hanno eseguito il sequestro preventivo di un noto albergo di Crotone, ritenuto dagli investigatori uno dei luoghi utilizzati per gli incontri.
Le accuse
A carico degli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, minaccia grave e, nei confronti di una delle persone coinvolte, anche l’ipotesi di violenza sessuale aggravata.
Tra i destinatari delle misure cautelari figurano anche due donne, che secondo gli inquirenti avrebbero occasionalmente favorito l’inserimento di nuove ragazze nel circuito illecito.
Le contestazioni dovranno essere valutate nel corso del procedimento. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Incontri anche in luoghi affollati e in pieno giorno
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la base operativa del gruppo si trovava a Isola di Capo Rizzuto, mentre l’attività si sarebbe svolta prevalentemente a Crotone.
Gli incontri in automobile, stando all’impostazione accusatoria, avvenivano anche durante il giorno e in luoghi particolarmente frequentati della città. Tra le zone indicate figurano i vicoli del mercato di piazzale Nettuno, i parcheggi nei pressi dello stadio e dell’ospedale e aree vicine ai parchi giochi.
Le donne avrebbero provveduto autonomamente a contattare e selezionare i clienti. Gli uomini dell’organizzazione, invece, si sarebbero occupati di accompagnarle nei luoghi degli appuntamenti e di controllarle durante l’attività.
I clienti, secondo gli accertamenti, provenivano da diversi contesti sociali e professionali e arrivavano anche dalle province di Catanzaro e Cosenza.
Il ruolo di mariti e compagni
Uno degli aspetti più delicati emersi dall’inchiesta riguarda il rapporto tra le donne e alcuni degli indagati. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, le vittime sarebbero state apparentemente consenzienti, ma in realtà sottoposte a una forma di manipolazione psicologica da parte dei propri mariti o compagni.
Gli investigatori ipotizzano che, in alcuni casi, gli uomini avrebbero utilizzato anche i figli piccoli, portandoli con sé durante gli spostamenti, per tentare di eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.
La posizione delle donne coinvolte e le effettive dinamiche di coercizione saranno oggetto di ulteriori valutazioni nell’ambito dell’inchiesta.
Ricostruito un ingente giro d’affari sommerso
Gli approfondimenti economico‑finanziari sono stati condotti dai Carabinieri della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto in collaborazione con il Nucleo di Polizia economico‑finanziaria della Guardia di finanza.
Le verifiche avrebbero evidenziato un significativo squilibrio tra il tenore di vita degli indagati e i redditi ufficialmente dichiarati, risultati pari a zero o comunque incompatibili con le disponibilità economiche rilevate.
Il giro d’affari, interamente sommerso, avrebbe prodotto per i singoli sfruttatori guadagni di migliaia di euro, con punte stimate fino a 90mila euro.
L’ipotesi di violenza sessuale su una familiare minorenne
A uno degli indagati viene contestata anche l’ipotesi di violenza sessuale aggravata. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe costretto, diversi anni fa, una propria familiare, all’epoca minorenne, a subire ripetuti abusi, tentando anche di avviarla alla prostituzione.
Si tratta di un capitolo particolarmente grave dell’indagine, sul quale saranno necessari ulteriori accertamenti investigativi e giudiziari per chiarire la portata delle accuse e le responsabilità individuali.