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I precedenti

Da Mineo a Casteldaccia, in Sicilia la strage silenziosa del sistema delle acque reflue

Quella di San Vito Lo Capo è solo l'ultima tragedia. Negli ultimi anni sull'Isola ci sono stati altri due casi

13 Agosto 2026, 13:40

13:50

Tragedia Mineo

Tragedia Mineo

Una vasca, un pozzetto, l'aria irrespirabile e la strage silenziosa di chi lavora nelle manutenzioni nei depuratori e nelle reti fognarie. Il silenzio di una tragedia che in Sicilia è un bollettino da guerra: operai che hanno perduto la vita per compiere il loro lavoro. La morte a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, dell'operaio Davide Anselmo, 45 anni, e del soccorritore del 118 Francesco Bulgarella, 64 anni, chiudono l'elenco della strage silenziosa che in sedici anni in Sicilia ha fatto registrare tantissime vittime. 

L'ultima grande tragedia è quella di Casteldaccia, in provincia di Palermo, il 6 maggio 2024. Cinque operai morirono durante lavori sulla rete fognaria. Un sesto lavoratore venne soccorso e trasportato in ospedale. Ad ucciderli fu l'idrogeno solforato, il gas prodotto dalla decomposizione dei liquami, presente nell'ambiente a una concentrazione indicata come dieci volte superiore al limite consentito.

Casteldaccia, cinque operai morti dentro la rete fognaria

Quel 6 maggio cinque uomini entrarono in una stazione di sollevamento della rete fognaria a Casteldaccia. Il lavoro era stato affidato ad una ditta privata nell'ambito di un appalto di Amap, la società che gestisce il servizio idrico e fognario di Palermo. Gli operai stavano effettuando un intervento di manutenzione quando, uno dopo l'altro, furono colpiti dalle esalazioni.

Le vittime furono Epifanio Alsazia, 71 anni, Giuseppe Miraglia, 47, Roberto Raneri, 51, Ignazio Giordano, 59, e Giuseppe La Barbera, 28 anni. Un altro lavoratore, Domenico Viola, venne salvato dai vigili del fuoco e ricoverato in condizioni gravi.

I primi operai scesero nell'ambiente sotterraneo e persero conoscenza. Altri colleghi, non vedendoli risalire, entrarono per prestare soccorso. Anche loro furono investiti dal gas. È una delle dinamiche più pericolose degli incidenti negli ambienti confinati: il tentativo di salvare un collega può trasformarsi in una seconda, e poi in una terza, vittima. Quando arrivarono i soccorritori, la tragedia era già consumata.

L'inchiesta

Gli operai, secondo quanto ricostruito nelle prime fasi delle indagini, non sarebbero dovuti scendere all'interno della stazione di sollevamentoIl contratto di appalto prevedeva che l'aspirazione dei liquami fosse effettuata dalla superficie attraverso un autospurgo e che il personale non entrasse sottoterra. Proprio per questo, secondo quanto riferito all'epoca, gli operai non avevano con sé né le maschere né il dispositivo di rilevazione del gas, il cosiddetto gas alert, che avrebbe consentito di verificare la presenza di idrogeno solforato. Sull'infortunio mortale indagini sono state avviate dalla Procura di Termini Imerese.

Le altre sei vittime a Mineo

A Mineo, nel Catanese, l'11 giugno del 2008, sei lavoratori morirono durante le operazioni di pulizia di una vasca dell'impianto di depurazione. Il bilancio fu terribile: sei vittimeLa dinamica presentava anche in quel caso il problema tipico degli ambienti confinati. Un lavoratore si trovò in difficoltà e altri intervennero. L'esposizione all'atmosfera presente nella vasca provocò una tragedia collettiva.

L'idrogeno solforato, il nemico che non si vede

L'idrogeno solforato, o acido solfidrico, è uno dei gas associati alla decomposizione della materia organicaÈ particolarmente insidioso proprio perché può trovarsi negli ambienti legati alla raccolta e al trattamento dei reflui. A basse concentrazioni è noto per il caratteristico odore simile a quello delle uova marce. Ma l'odore non può essere considerato uno strumento di sicurezza: con esposizioni elevate il rischio diventa rapidamente letale e, soprattutto, l'olfatto non rappresenta un sistema affidabile per determinare la pericolosità dell'atmosfera.

In un ambiente confinato il problema può essere aggravato dalla scarsa ventilazione e dalla difficoltà di fuga. È la combinazione che trasforma una struttura tecnica in una trappola.

Perché le fogne possono diventare letali

Il problema non riguarda soltanto i grandi depuratori. Gli ambienti confinati possono essere presenti lungo tutta la filiera della gestione delle acque reflue: vasche, pozzetti, stazioni di sollevamento, collettori e altri spazi nei quali l'accesso è difficile e l'atmosfera può presentare condizioni pericolose. Il lavoratore che deve effettuare una manutenzione può trovarsi quindi davanti a un rischio che dall'esterno è impossibile percepire. Il pericolo può colpire prima ancora che il lavoratore abbia il tempo di rendersi conto di essere in pericolo.