L’allarme sociale
«Chi abusa di crack non riconosce più gli affetti più stretti»
Il giorno dopo il brutale omicidio di Riposto la testimonianza del palermitano Zavatteri che dopo la morte del figlio ha creato un’associazione
L’indifferenza all’abuso di crack è un male che rischia di far esplodere un’emergenza sociale senza precedenti. Quello che è accaduto a Riposto, un fratello che uccide un altro fratello per ottenere i soldi per la droga, ha scosso non poco il palermitano Francesco Zavatteri, che il dramma degli effetti del crack li ha vissuti sulla pelle. Ha perso un figlio: il dolore più atroce per un genitore.
Zavatteri ha una voce diversa dal solito. «Sono un po’ deluso, perché dopo il caso di Giulio si è alzata l’asticella dell’attenzione sulla diffusione di questa pericolosa e devastante sostanza, ma ora è calato nuovamente il silenzio». E nel silenzio è accaduta l’ennesima tragedia annunciata. «Il crack non è una droga come le altre». Zavatteri sa bene quello che dice perché di professione fa il farmacista. «Il crack provoca un danno cerebrale irreversibile, da disturbo borderline si tramuta in schizofrenia». Ma l’effetto più devastante pare essere quello di rompere i collegamenti fra testa e cuore. Fuori dai termini scientifici: uccide l’anima. «Chi abusa di crack non riconosce più gli affetti, anche quelli più stretti», evidenzia Zavatteri, che dopo la morte del figlio ha fondato “La Casa di Giulio”. Un atto concreto per poter schiacciare questo “male” che si sta replicando in modo pandemico. Con l’associazione ha stretto protocolli con l’Università di Palermo e l’Asp. Sono state create comunità di recupero, ma «la vera sfida è quella di creare strutture multidisciplinari per la dipendenza dal crack». “La Casa di Giulio”, assieme ad altre realtà della società civile, si è impegnata per poter vedere ratificata la legge regionale anti-crack. «Anche su questo però vedo una lentezza che non ci deve essere», dice Zavatteri.
Dai dati che provengono dai SerD lo scenario è davvero preoccupante. I tossicodipendenti in cura a Palermo e provincia ad esempio sono passati da 5.000 a 7.500. E più di 1.500 sono persone che consumano crack. Numeri che aggiunti al sommerso fanno emergere un quadro assolutamente allarmante. Una fotografia che va analizzata con il fenomeno criminale dello spaccio che, nonostante blitz e retate, sembra inarrestabile. Le crack rooms sono il nuovo affare delle mafie. Con la ’Ndrangheta che ha siglato un patto illecito con i cartelli messicani che riforniscono di droga le piazze anche siciliane, che si riforniscono dai canali calabresi.
Il consumo di crack è trasversale: una piaga che può colpire persone di qualsiasi fascia d’età e qualsiasi ceto sociale. «Io ho conosciuto anche professionisti che hanno voluto “provare” il crack. E poi si trovano in trappola». Questa è una droga furba perché, a differenza delle altre, agisce velocemente. Zavatteri riceve una pugnalata al cuore nel vedere gli occhi completamente senza luce dei ragazzini “strafatti” o delle minorenni che si prostituiscono pur di avere i soldi per “sballarsi” di crack. «Non si può restare indifferenti a tutto questo. L’indifferenza ci rende complici delle tragedie che quasi quotidianamente avvengono. Tragedie familiari anche violente». Serve prevenzione, supporto e repressione. Basta che manchi una di queste componenti la «lotta sarà persa».
L’assessora regionale alla Famiglia Nuccia Albano, manifestando vicinanza e cordoglio alla famiglia Guarrera, è consapevole dell’emergenza sociale: «Di fronte a fatti così drammatici, il dolore deve accompagnarsi a una seria riflessione sul tema della salute mentale, delle dipendenze e della presa in carico delle persone più fragili. Situazioni di evidente vulnerabilità e di grave disagio non possono essere affrontate da una sola istituzione: è indispensabile un'azione coordinata tra servizi sociali, sistema sanitario, forze dell'ordine e magistratura, affinché i percorsi di cura, assistenza e tutela siano realmente efficaci, sia per le persone coinvolte sia per la sicurezza delle loro famiglie. Come Assessorato alla Famiglia e alle Politiche Sociali rinnoviamo il nostro impegno a sostenere tutte le iniziative che rafforzino la rete territoriale di prevenzione, ascolto e accompagnamento, nella consapevolezza che investire nella presa in carico del disagio significa anche prevenire il rischio che simili tragedie possano ripetersi».
