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Il caso

Rivolta nel carcere di Enna sedata dalla penitenziaria: allarme sovraffollamento e nuovi tumulti in Sicilia

Il sottosegretario Balboni elogia gli agenti; il Garante di Palermo denuncia oltre 700 detenuti in soprannumero in Sicilia. Nella regione altre rivolte segnalate a Siracusa e Messina

04 Luglio 2026, 19:32

19:40

Rivolta nel carcere di Enna sedata dalla penitenziaria: allarme sovraffollamento e nuovi tumulti in Sicilia

Una rivolta scoppiata questa mattina nel carcere di Enna (qui la precedente notizia) è stata sedata grazie all’intervento degli agenti di Polizia penitenziaria, che hanno riportato la situazione sotto controllo e avviato perquisizioni e arresti dei presunti promotori. L’episodio riapre la questione del sovraffollamento carcerario in Sicilia: secondo il Garante dei detenuti del Comune di Palermo, Pino Apprendi, nell’isola sono presenti 7.147 persone detenute, oltre 700 in eccesso rispetto alla capienza regolamentare. Intanto, segnalazioni di disordini arrivano anche da istituti di Siracusa (qui la notizia) e Messina (leggi qui).

La tensione è scoppiata alle 11 di questa mattina nel carcere di Enna: secondo quanto riportato dalle prime note ufficiali, i disordini sono stati innescati dall’intercettazione tra le 10 e le 10.30 di quattro pacchi lanciati dall’esterno contenenti materiale illecito destinato ai detenuti. Grazie all’immediato e coordinato intervento della Polizia penitenziaria, «tutti i detenuti sono stati riportati nelle camere di pernottamento» e sono in corso perquisizioni interne e gli arresti dei presunti promotori, che verranno trasferiti in altri istituti, ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni. «Anche oggi la Polizia penitenziaria ha evitato conseguenze tragiche» — ha aggiunto Balboni — per questo rivolgo agli agenti il mio plauso per lo straordinario sforzo compiuto.

Le parole del Garante di Palermo
A preoccupare sono però le ragioni strutturali che favoriscono il deterioramento del clima nelle carceri. «Ci vuole un progetto per ridurre in maniera determinata il sovraffollamento che è sicuramente una delle cause del disagio e del nervosismo presente nelle carceri», ha affermato Pino Apprendi, Garante per i diritti dei detenuti del Comune di Palermo. Secondo il Garante, in Sicilia risultano 7.147 persone detenute, «oltre 700 in sovrannumero». A Palermo, nella casa circondariale Pagliarelli, il sovraffollamento è quantificato in circa il 20% rispetto alla capienza regolamentare: 1.420 persone ospitate rispetto a una capienza di 1.176.

Problemi infrastrutturali e condizioni di detenzione
Apprendi ha inoltre sottolineato condizioni strutturali critiche: impianti idrici con erogazione non continuativa, acqua non potabile dai rubinetti costringendo i detenuti all’acquisto di acqua minerale, e recenti circolari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) che limiterebbero l’uso di frigoriferi e ventilatori nelle celle. A ciò si somma la carenza di organico della Polizia penitenziaria, aggravata in questo periodo dalle ferie programmate del personale, fattore che riduce la capacità di sorveglianza e intervento nelle emergenze.

Altri focolai di tensione in Sicilia
Il caso di Enna non è isolato: a Cavadonna, nel Siracusano, è stata segnalata una rivolta motivata dalle condizioni igieniche ritenute inidonee — con denunce di presenza di topi e altri animali — mentre nella zona di Gazzi, a Messina, si registrano ulteriori disordini. Secondo i comunicati locali e le prime ricostruzioni, le tensioni sarebbero alimentate tanto da condizioni materiali inadeguate quanto dal sovraffollamento e dalla percezione di scarsa tutela dei diritti fondamentali.

Reazioni istituzionali e richieste
Da una parte il ministero e il sottosegretario sottolineano la tempestività e la professionalità dell’intervento della penitenziaria; dall’altra, le associazioni per i diritti dei detenuti e il Garante chiedono misure urgenti e strutturali: piani di riduzione della popolazione carceraria (con alternative alla detenzione per i reati minori), investimenti sulle manutenzioni e sugli impianti, aumento dell’organico e programmi di prevenzione per evitare l’ingresso di materiale illecito dall’esterno.

Prospettive e rischi
Gli operatori penitenziari avvertono che senza interventi rapidi e organici la tensione rischia di ripetersi, con possibili conseguenze gravi per la sicurezza interna degli istituti e per l’incolumità di detenuti e personale. Le autorità competenti — DAP, Ministero della Giustizia, Prefetture e amministrazioni locali — sono attese a pronunce e provvedimenti nelle prossime ore e giorni. Indagini interne proseguiranno per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e individuare responsabilità penali e disciplinari.

La sedazione della rivolta a Enna ha evitato un’escalation immediata, ma il quadro emerso evidenzia criticità profonde e diffuse nelle carceri siciliane: sovraffollamento, difficoltà logistiche, carenza di personale e condizioni igieniche insufficienti. Se il ripristino dell’ordine passa oggi per l’azione degli agenti, il superamento delle cause strutturali richiederà decisioni politiche e interventi concreti e tempestivi.