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L'intervista

Allarme criminalità a Catania, Cracolici: «Reclutamento di aspiranti mafiosi»

Sparatorie e guerre tra clan. Il presidente dell’Antimafia regionale: «Rischiamo di ripiombare negli anni Ottanta». La commissione lunedì in città

04 Luglio 2026, 04:58

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Cracolici: «A Catania in atto reclutamento di aspiranti mafiosi»

«La filosofia del teorema che la mafia non sparava più è stata smentita dai fatti. Una suggestione scritta sull’acqua. Ciclicamente la criminalità organizzata ha necessità di emergere dopo un periodo di sommersione. Questo è quello che sta accadendo, con il pericoloso fenomeno dell’emulazione». L’analisi, lucida e senza fronzoli, è del presidente dell’Antimafia Regionale, Antonello Cracolici, che lunedì sarà a Catania assieme agli altri componenti della Commissione per avere un quadro completo dello stato di tensione che si vive in città, dove fino a ieri notte si è tornato a sparare. «Il mio intento è quello di dare un segnale di attenzione istituzionale. Ormai è chiaro che a Catania, così come a Palermo, si sta assistendo a un reclutamento di manovalanza di giovanissimi che in sfregio alla storia vissuta da questa terra ambiscono a far parte della criminalità organizzata. Un dato che certamente mi preoccupa ma di cui dobbiamo prendere atto. Perché solo con la consapevolezza si possono mettere in moto delle azioni di contrasto incisive». Misure dure e sistemiche. Per contrastare questa dilagante malattia valoriale non basta più «l’inasprimento delle pene». Al “modello Di Bella” sulla creazione di alternative e scelte ai ragazzi bisogna associare interventi preventivi forti. Il carcere, per alcuni, non è sentito più come una punizione ma quasi come un traguardo nella scalata criminale. «Il carcere è diventato un groviera. Se ogni giorno si fanno perquisizioni nelle carceri si trovano telefonini. Che poi sono nelle mani non dei boss e degli affiliati di vertice, ma dei soldati e della manovalanza. Il carcere deve tornare ad essere luogo di isolamento, solo così ritornerà ad essere lo strumento di rieducazione».

Cracolici ricorda che la mafia si «nutre di ostentazione e consenso». A Catania, più che a Palermo, c’è davvero il rischio di una guerra di mafia. Il riferimento è al conflitto armato a piazza Beppe Montana che ha visto contrapporsi fazioni della stessa famiglia mafiosa. «Ma il dato che non va sottovalutato è la presenza imponente di micidiali armi da guerra, mitra e kalashnikov. Ora sparano contro le saracinesche o tra di loro, ma il rischio che possano alzare l’asticella secondo me è davvero dietro l’angolo. Il pericolo di ricadere nel clima della tensione degli anni Ottanta non è così remoto».

Il presidente dell’Antimafia regionale chiederà ai vertici investigativi di Catania dati precisi sulla filiera di approvvigionamento delle armi. «La Sicilia orientale è risaputo che è la porta dei traffici della droga. E con la sostanza stupefacente arrivano anche le armi. E una parte degli arsenali i clan li conservano. Dai dati in nostro possesso le polveriere della mafia sono nel cuore dell’Isola, fra Enna e Caltanissetta. E un giorno i boss - chiosa Cracolici - potrebbero decidere di usarle quelle armi conservate. Allora bisogna intervenire, prima che questo accada».