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la sentenza

Spese gonfiate e "pagamenti circolari": smascherato il disegno fraudolento sui contributi pubblici

Danno erariale in Sicilia: la Corte dei Conti condanna una struttura di Canicattì per indebita percezione di fondi UE

17 Febbraio 2026, 12:26

Corte Conti a Palermo

La Corte dei Conti di Palermo

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Avrebbero gonfiato le spese per ottenere più contributi pubblici: dopo essere stati “pizzicati” dalla Guardia di Finanza arriva la contestazione del danno erariale.

La Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana, ha emesso una sentenza di condanna per l’indebita percezione di fondi pubblici destinati allo sviluppo rurale ai titolari di una struttura che si trova nelle campagne di Canicattì. La vicenda trae origine da un finanziamento concesso nell'ambito del PSR Sicilia 2007-2013 per il potenziamento di servizi agrituristici, tra cui impianti sportivi e aree verdi.

L’accertamento della responsabilità è scaturito da un’indagine della Guardia di Finanza che ha portato alla luce un sofisticato sistema di "pagamenti circolari". Il meccanismo prevedeva che la società beneficiaria del contributo saldasse formalmente le fatture alla ditta esecutrice dei lavori tramite assegni o bonifici. Tuttavia, tali somme venivano sistematicamente restituite, in tutto o in parte, attraverso passaggi di denaro su conti personali dei soggetti coinvolti. In un caso specifico, è stato rilevato che alcuni assegni dichiarati come pagati non erano mai stati negoziati, risultando "bloccati per assegno ritirato" nonostante l'attestazione di avvenuto pagamento inoltrata all'amministrazione.

È stata accertata, in particolare, la falsa rappresentazione contabile delle spese effettivamente sostenute: poiché il bando prevedeva che il contributo pubblico non potesse superare il 50% dell'investimento totale, l'artificio ha permesso alla società di ottenere risorse pubbliche ben oltre i limiti consentiti, annullando di fatto la quota di cofinanziamento privato obbligatoria. La Corte ha qualificato tale condotta come un «disegno fraudolento» volto a trarre in inganno l'ente erogatore. L'importo della condanna è stato fissato in euro 180.718,23. Tale somma corrisponde alla differenza tra quanto percepito indebitamente e quanto già eventualmente restituito in sede amministrativa, oltre a rivalutazione e interessi.