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La protesta

Lo Zen si sente tradito, i residenti furiosi con la politica: «Dimenticati per anni, ora vogliono toglierci tutto»

Abbandono istituzionale, emergenza abitativa e accuse di abusivismo: allo Zen gli abitanti chiedono regole, dignità e regolarizzazione

Luigi Ansaloni

18 Gennaio 2026, 07:36

Foto Zen

La situazione allo Zen

«Per anni nessuno si è interessato di noi, lasciati andare dal Comune e dalle istituzioni, e ora dobbiamo pure temere di perdere le case, sentirci chiamare abusivi. Ma abusivi di che? Cos’è cambiato rispetto a quando eravamo soli? Ci sentiamo traditi, vogliono toglierci tutto». Erano stati in silenzio, i residenti dello Zen, bombardati da settimana da ogni parte non certo da affettuosi complimenti. Ci sono abituati, non è una novità, ma che anche la politica gli abbia voltato le spalle, proprio non gli va giù. Essere etichettati come una terra di abusivi, che non pagano acqua, luce, che fanno perdere soldi alle casse del Comune, insomma un Far West, non ha fatto piacere a tutti. Anzi. E non è nemmeno tutta la verità.

Allo Zen ci abitano 38.000 abitanti, 24.000 solo allo Zen 2, quello più popoloso, divisi in 32 padiglioni, ed è lì che si condensano quasi tutti i problemi di uno dei quartieri più grandi della città. Un posto, come ha detto il presidente della Regione Renato Schifani, «nato sbagliato», con tanto abusivismo. Il sindaco Roberto Lagalla ha anche sottolineato come «lo Zen non si debba lasciare andare», ma il problema rimane. Negli scorsi giorni, oltre che sulla criminalità, sugli attentati alla chiesa, sugli spari e sulle intimidazioni, l’attenzione si è spostata anche su altro, ovvero proprio sull’abusivismo. L’Amap, la partecipata che fornisce l’acqua, ha detto di subire dei danni dal mancato pagamento delle bollette proprio in quel quartiere per milioni, e molti residenti sono trasecolati: ma di quale bollette parla, se in molti casi non ci sono nemmeno gli allacci? Cosa che non riguarda solo l’acqua: la luce, come viene fornita? Dove sono i regolari contratti? Problemi che si conoscono da tempo, ma che tutti hanno per anni fatto finta di dimenticare.

In più la politica, come detto, ci ha messo del suo, con slogan del tipo «gli abusivi fuori» o «staccheremo acqua e luce». Gianni Dragna conosce il quartiere come nessuno, dato che ci è nato e cresciuto. In più è stato consigliere di circoscrizione per 10 anni, ha fatto tanto e per tanto tempo si è battuto per i diritti del quartiere. E ancora lo fa.

«Non si scherza con l’acqua, con la luce, con la casa. Abbiamo sentito discorsi assurdi da gente che fino a qualche tempo fa veniva allo Zen a chiedere voti, e adesso ci tratta tutti come dei delinquenti - dice Dragna - Noi non vogliamo essere abusivi, vogliamo essere messi in regola. Basta volerlo. E anche basta che qualsiasi cosa si riferisca a noi allora è mafia. L’acqua è mafia, la luce è mafia, la casa è mafia. Non è così. Tutto può cambiare, basta volerlo, cominciando ad esempio da un censimento», continua Dragna.

L’ex consigliere di circoscrizione ha anche descritto la situazione di molte abitazioni, al limite dell’agibilità per anni senza che nessuno dell’amministrazione se ne sia mai occupato: «Centinaia di persone abitano dentro case piene di muffa, con i figli piccoli che soffrono di bronchiti e altri malanni, con infiltrazioni continue di acqua e in condizioni non ideali - continua Dragna - Nessuno è mai intervenuto. E ci vengono pure a dire che ora che le persone a rischio sfratto, padri di famiglia che cercano di tirare avanti alla meglio. Allo Zen non vivono solo delinquenti».