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le indagini

“Mi dispiace, non volevo”: una scusa, un pugno, il silenzio. Movida di Mazara sconvolta da un’aggressione, un giovane è in fin di vita

Una serata di musica e aperitivi si è trasformata in un incubo. Indagini in corso, città sotto shock. Cosa sappiamo, cosa resta da chiarire, e perché la “malamovida” non è un episodio isolato

Laura Mendola

01 Gennaio 2026, 20:28

AMBULANZA-NOTTE-

Allo scoccare delle luci calde del locale, tra bicchieri levati e note dal vivo, l’ultima cosa che ci si aspetta è il tonfo secco di un corpo sull’asfalto. Eppure è così che, secondo i racconti raccolti dagli inquirenti, si sarebbe spenta all’improvviso la voce di un ragazzo: una scusa mormorata a un altro avventore, un gesto di cortesia per farsi spazio, e poi il buio. È successo a Mazara del Vallo la sera di domenica 28 dicembre, intorno alle 22:30: un giovane è stato colpito con violenza all’interno di un locale e ha battuto la testa cadendo a terra. La diagnosi, arrivata in ospedale poco dopo il trasporto in codice rosso, è di quelle che gelano il sangue: frattura cranica scomposta ed emorragia cerebrale. Da quel momento, il tempo ha smesso di avere la stessa durata per la sua famiglia: il ragazzo è ricoverato in condizioni critiche e sta lottando tra la vita e la morte.

La dinamica finora ricostruita

Secondo quanto riferito da fonti giornalistiche locali e da un accorato appello diffuso da un familiare, la sequenza sarebbe stata rapida, quasi muta. Il giovane, in compagnia di amici e della fidanzata, stava partecipando a un aperitivo quando, passando vicino a un altro gruppo, avrebbe chiesto scusa per aver invaso accidentalmente lo spazio. Pochi istanti dopo, il colpo: un’aggressione improvvisa, inattesa, senza — al momento — un apparente movente che non sia la banale scintilla dei “futili motivi” che sempre più spesso alimenta la cronaca della malamovida. L’impatto al suolo è stato devastante: perdita di coscienza immediata, molto sangue, il frastuono della musica che lascia posto alla richiesta di aiuto e alla corsa dei sanitari del 118. Le condizioni cliniche sono apparse subito gravissime.

Le indagini, coordinate dalle forze dell’ordine, puntano a ricostruire ogni passaggio della serata: chi ha visto, chi ha filmato, cosa hanno registrato le telecamere del locale e della zona, se c’è stato un diverbio precedente o se tutto è esploso in pochi secondi. A Mazara — come in molte città siciliane — la rete di videosorveglianza urbana e privata è spesso decisiva per dare un volto ai responsabili.

Il quadro clinico: perché è così grave

Una frattura cranica scomposta associata a emorragia intracranica è un’emergenza tempo-dipendente: ogni minuto conta per ridurre l’edema, controllare l’emorragia e prevenire danni irreversibili. In casi simili, dopo la stabilizzazione in pronto soccorso, il protocollo prevede Tac urgente, consulenza neurochirurgica e, se necessario, trasferimento in centri di riferimento. Nel Trapanese il primo approdo è in genere l’ospedale cittadino; i casi più complessi vengono di frequente centralizzati su Palermo (Civico o Villa Sofia). È una prassi clinica consolidata in Sicilia, verificata da numerosi precedenti di cronaca sanitaria territoriale, ma al momento non è stato reso noto se per questo paziente sia stato disposto un trasferimento. Prudenza, dunque: la famiglia chiede silenzio e rispetto, mentre i medici lavorano in riserva di prognosi. (Informazioni di contesto su prassi e rete d’emergenza; nessun dettaglio è stato ufficialmente confermato per questo caso specifico.)

Il racconto della famiglia e la ferita di una comunità

A portare fuori dalle mura dell’ospedale il dolore privato è stata la sorella del giovane, che con un messaggio duro e lucido ha affidato alla rete lo sconcerto: “Poteva essere vostro fratello, vostro figlio, un vostro amico”. Un grido che non è solo sfogo, ma anche richiesta di tutela e controlli, perché una serata “normale” non può finire con un ricovero in rianimazione. Parole che a Mazara risuonano familiari: non è la prima volta che la città si ritrova a fare i conti con aggressioni improvvise legate alla movida.

Non un caso isolato: i precedenti e l’allarme “malamovida”

Negli ultimi anni, episodi di violenza in provincia di Trapani — da Mazara a Marsala — hanno segnato un crescendo allarmante, come documentano inchieste e rassegne di cronaca. A Mazara, a aprile 2025, quattro adulti furono aggrediti nel centro storico da un gruppo di giovani per motivi futili; due finirono in ospedale, uno con frattura alla caviglia. A Marsala, la scorsa primavera e poi durante l’autunno, risse multiple e aggressioni notturne hanno alimentato un diffuso sentimento di insicurezza. Il filo rosso è sempre lo stesso: gruppi di giovanissimi, contesti affollati, alcool, talvolta l’ombra di armi improprie e coltelli.

Già nel 2025 il tema era stato affrontato con toni duri dal sindaco di Mazara, Salvatore Quinci, che a seguito di una grave aggressione in centro si era rivolto al Prefetto chiedendo un rafforzamento dei controlli nei luoghi della movida e un utilizzo sistematico della videosorveglianza per identificare i responsabili. Parole seguite, nella stagione estiva, da una decisione operativa: l’impiego di militari dell’operazione “Strade Sicure” a supporto dei servizi di prevenzione sul territorio. Una misura che segnala la serietà del problema e la necessità di presidiare gli snodi più sensibili della notte.

Non è un fenomeno che riguarda la sola Mazara. Da Palermo in giù, la lista di aggressioni e fatti di sangue legati alla notte ha riacceso discussioni antiche su orari dei locali, controlli, sanzioni e prevenzione. Le cronache regionali — dalle risse ai colpi d’arma da fuoco contro vetrine di bar — raccontano una tensione diffusa, che spesso scivola oltre il confine della “bravata”.