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Scirocco in carica sulla Sicilia: preallerta regionale e 48 ore ad alto rischio tra vento, piogge e mareggiate

Lunedì e martedì una finestra di maltempo intenso metterà sotto pressione la costa ionica e i rilievi orientali. La Regione mobilita la macchina della protezione civile

Redazione La Sicilia

17 Gennaio 2026, 20:56

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Meteo, sciabolata artica e venti di burrasca in Sicilia

Lo Scirocco trasforma il Mediterraneo in un nastro d’acqua in tensione. È quello che si attende tra le prime ore di lunedì 19 gennaio e l’intera giornata di martedì 20 gennaio: una fase di maltempo di forte intensità capace di spingere onde alte sulle coste ioniche, piegare cartelloni e alberi sotto raffiche di burrasca e scaricare precipitazioni abbondanti tra Etna e Peloritani. Non è retorica: la Regione Siciliana ha diramato una preallerta ai sindaci e ai responsabili locali di Protezione Civile, chiedendo di attivare subito strutture e piani per fronteggiare possibili criticità di rischio idrogeologico. La firma in calce è quella del dirigente generale del Dipartimento regionale, Salvo Cocina, che invita i territori a “giocare d’anticipo”, in attesa degli avvisi meteo ufficiali.

Che cos’è la “preallerta” e perché conta adesso

La preallerta non è un colore di allerta (gialla, arancione, rossa), ma un messaggio rivolto alla filiera di Protezione Civile per alzare il livello di attenzione prima che arrivino i bollettini di criticità. È, in sostanza, un “mettere le mani avanti” quando i segnali previsionali convergono su un peggioramento significativo. Nel caso di queste 48 ore tra 19 e 20 gennaio, i tasselli combaciano: venti dai quadranti orientali (il Levante e soprattutto lo Scirocco), mare molto agitato lungo lo Ionio, piogge con intensità localmente elevata sul versante orientale dell’isola.

Secondo il Dipartimento regionale di Protezione Civile, il quadro che giustifica la preallerta comprende:

  1. Venti forti o di burrasca da Levante e Scirocco;
  2. Mareggiate di forte intensità sulle coste ioniche;
  3. Precipitazioni abbondanti, con attenzione all’area compresa tra Etna e Peloritani;
  4. Possibili criticità idrogeologiche in presenza di suoli già umidi, corsi d’acqua minori, impluvi e aree urbane sensibili.

Il richiamo ai Comuni è puntuale: presidiare i punti critici (sottopassi, torrenti, pendii, attraversamenti stradali), verificare alberature, pali e tralicci, mettere in sicurezza coperture leggere e strutture temporanee, preparare barriere o interdizioni lungo i tratti esposti a mareggiate. L’indicazione operativa è di mobilitare COC (Centri Operativi Comunali) e volontariato, mantenendo il contatto costante con Vigili del Fuoco, 118, Prefetture e Sale operative.

Perché Scirocco e Levante fanno paura allo Ionio siciliano

Lo Scirocco è un vento di sud-est caldo e umido che, quando si distende sullo Ionio, spinge il mare contro le coste con fetch (tratto di mare su cui il vento insiste) esteso: il risultato, con una pressione atmosferica in calo e un gradiente barico ben definito, sono onde lunghe e alte e un innalzamento del moto ondoso lungo la fascia da Messina a Siracusa, passando per Taormina, Giardini Naxos, Acireale, Catania, Aci Castello, Augusta e Priolo. Il Levante (da est) concorre a “infilare” l’onda entro i golfi e a esporre i moli e i porti rivolti a oriente.

Gli effetti tipici:

  1. Erosione e trasporto di sedimenti su spiagge già in equilibrio precario;
  2. Rischio overtopping su banchine e strade litoranee esposte;
  3. Disagi alla navigazione per traghetti e aliscafi, specie lungo le rotte con prua a est;
  4. Possibili allagamenti localizzati nelle aree costiere più basse e in presenza di deflussi urbani lenti.

Le ultime proiezioni delle testate meteo segnalano la possibilità di raffiche anche oltre 80–90 km/h nelle fasi più burrascose, con picchi localizzati dove l’orografia canalizza il vento. Alcuni scenari mediatici ipotizzano onde di 5–6 metri nei tratti più esposti: valori potenziali che, se confermati, comportano inevitabilmente mareggiate significative. È opportuno, tuttavia, mantenere un linguaggio prudente: l’esatta altezza d’onda dipenderà dall’evoluzione del minimo barico e dalla persistenza del vento sulle stesse direttrici.

Le aree più sensibili: dai bacini etnei ai Peloritani, passando per la rete urbana

Il focus del messaggio regionale individua con chiarezza la fascia Etna–Peloritani. Qui il mix tra rilievi e correnti umide orientali favorisce i sollevamenti orografici e, quindi, precipitazioni abbondanti o localmente molto abbondanti in poco tempo. Non occorre immaginare scenari estremi per intuire i punti deboli:

  1. Canali tombati o parzialmente occlusi;
  2. Sottopassi con scarso deflusso;
  3. Torrenti a carattere torrente (anche asciutti da settimane) che possono ingrossarsi rapidamente;
  4. Versanti con frane superficiali potenziali dove la copertura del suolo è sottile o già stressata.

Nelle aree urbane di Catania e lungo i paesi pedemontani etnei, così come nei centri del Messinese ionico, la combinazione di forti rovesci e fognature non sempre dimensionate per eventi intensi può generare allagamenti di sedi stradali, garages, sottopassi. Il rischio cresce se coinciderà con mare in spinta sulle foci, ostacolando lo smaltimento verso il mare.