Attualità
Giarratana, "il medico bianco" che cura i piccoli in Madagascar
La commovente storia di un giovane neolaureato giarratanese che ha deciso di donare a chi è in difficoltà le proprie competenze
Giovanni Lo Magno con alcuni piccoli malgasci
Tre mesi di vita lontano da casa, immerso in una realtà dura e spesso dimenticata, per offrire cure mediche dove la sanità è quasi inesistente. È l’esperienza vissuta da Giuseppe Lomagno, giovane medico giarratanese laureato con 110 e lode in Medicina e Chirurgia all’Alma Mater di Bologna, che ha scelto di dedicare tempo, competenze e umanità alle popolazioni più fragili del Madagascar.
Partito da solo per Antananarivo, Lomagno ha poi raggiunto, attraverso percorsi difficili e quasi impraticabili anche per le jeep, l’area rurale di Belobaka. Qui ha operato nel dispensario intitolato a Cettina Garofalo, giarratanese e promotrice dell’associazione “Amici del Madagascar dei Monti Iblei”, realtà che da anni sostiene progetti di solidarietà nel Paese africano.

Il contesto è quello di una povertà estrema: nessun medico stabile, assenza di elettricità, gas e servizi essenziali, condizioni sanitarie che ricordano un’epoca lontana. In questo scenario il giovane medico si è fatto carico delle necessità di un’intera comunità.
Fondamentale il supporto delle suore malgasce del Sacro Cuore di Gesù, che lo hanno accolto e affiancato quotidianamente nel lavoro, offrendo anche un punto di riferimento umano in un’esperienza intensa e impegnativa. Successivamente Lomagno ha prestato servizio anche nel dispensario di Madey, confrontandosi con numerose patologie e situazioni cliniche complesse.
La presenza del “medico bianco”, come lo chiamavano gli abitanti dei villaggi, ha attirato tante persone in cerca di aiuto, trasformando ogni giornata in un continuo susseguirsi di visite e richieste di assistenza. Un lavoro faticoso, ma ricambiato dalla gratitudine di una popolazione che, pur avendo pochissimo, conserva una straordinaria dignità e una gioia autentica, soprattutto nei bambini che percorrono chilometri a piedi per un pasto o una visita.
L’esperienza è stata segnata anche da difficoltà legate all’instabilità politica del Paese, tra rivolte e tentativi di colpo di Stato che hanno reso incerto persino il rientro in Italia.